È arrivata l’ora che il Sud volti pagina

Sì, c’è un Sud che analizza, riflette, propone. C’è un Sud che rompe gli schemi di un’adesione passiva e di pancia a slogan e propaganda, ma, allo stesso tempo, manda in frantumi atteggiamenti generati dal pregiudizio politico e dallo snobismo pseudoideologico. C’è un Sud che riflette sui suoi mali, sulle cause, ma anche sulle sue colpe. C’è un Sud che punta l’indice verso l’insensata sperequazione delle politiche di governo, ma poi si guarda allo specchio per riconoscere di non aver avuto una classe dirigente all’altezza del compito. Quale compito? Quello di opporsi con fermezza alle subdole angherie di strategie che hanno assegnato al Mezzogiorno un inconfutabile ruolo marginale; ma anche quello di denunciare l’inettitudine di una rappresentanza politica (sia nelle istituzioni locali, sia in quelle parlamentari) incapace di opporsi allo strapotere delle lobby del Nord.

Prenderne atto è un grande passo in avanti. È l’inizio di un percorso che va sostenuto per affrancarsi sia dal vittimismo meridionalista, sia dalla dipendenza delle strategie di partito e di Governo che hanno dato comizi al Sud e risorse al Nord.

Ed è fondamentale che accada oggi. È fondamentale che gli intellettuali e gli studiosi meridionali, spogliandosi delle appartenenze politiche, ci offrano documenti e analisi che conducano a una visione veritiera della realtà e a un pensiero condiviso per provare ad uscire dalle secche della protesta inefficace o dalla condizione di SUDdito per tessera di partito.

“Mezzogiorno in progress?”, lo studio-ricerca dell’OBI, di cui il collega Marolla ci riferisce con dovizia di particolari, nelle pagine che seguono, fa esattamente questo. E lo fa con un’operazione culturale che non è frequente dalle nostre parti: raccogliere, intorno a un tema così delicato e sensibile, filosofi, economisti, sociologi e imprenditori.  È un Sud che parte da posizioni e formazioni differenti, ma che si coagula intorno ad una insostenibile condizione di differenze nel Paese. 

Questo libro è una sfida. Lo è non solo per le 573 pagine che scoraggiano chiunque viva immerso tra tweet, post e aforismi. Lo è perché lancia il suo guanto a due classi dirigenti. Una nazione che in modo ambiguo ha ricacciato il Sud in una condizione di arretratezza, distraendo risorse economiche e sottraendo quelle intellettuali con un’emigrazione di qualità, persino sofisticata. Una locale, parolaia, che quando non corrotta o compromessa, è stata incapace di elaborare politiche di sviluppo, di scegliere la strada del merito che è l’unica capace di trattenere i nostri ragazzi, evitandone la fuga dai vicoli ciechi dell’appartenenza. 

Oggi il rischio è anche maggiore per le furbate tattiche e strumentali della Lega di Salvini che ha messo in campo le sue sirene per sedurre un elettorato sensibile agli slogan e al folklore di chi oggi sfoggia felpe intitolate alle nostre città e si fa riprendere mentre mangia focaccia e polpi. Cadere in questa trappola sarebbe fatale. 

D’altra parte, il limite di visione di quel movimento è paragonabile a quello di chi ha guidato il Sud nei decenni. 

Senza politiche di riequilibrio e di allineamento non perde solo il Mezzogiorno, ma anche il Nord condannato a operare in un mercato ristretto e saturo. Loro non lo capiscono, noi non siamo stati capaci di spiegarglielo. Lo fa ora questo volume.

È il Sud che ha bisogno di una moltitudine di opere pubbliche. A cominciare dalle infrastrutture dei trasporti: un debito secolare e che, incredibilmente, ora ci vede esultare perché nel 2020 abbiamo un treno (uno) che ci porterà a Napoli in 3 ore e mezza. Il che accade mentre nel mondo (anche in Italia) si progettano tratte per Hyperloop, il treno supersonico a levitazione magnetica che “vola” a 1.223 km/h.

Fantascienza per una politica bottegaia, preoccupata del proprio istinto di sopravvivenza piuttosto che del futuro dei nostri ragazzi. Il sottotitolo di questo libro rompe un altro stereotipo: “Non siamo meridionalisti”. Sì, basta con meridionalismo di risulta. Abbiamo bisogno, alla prova dei fatti, di una classe dirigente consapevole che, come spiega questo studio, comprenda in quale posizione strategica si trovi il Sud nel Mediterraneo. Un capitale enorme. Sotto il naso.


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