È giunta l’ora della pulizia: servono azioni di vera qualità

Pulizia. Pulizia è la parola d’ordine della contemporaneità. Pulizia morale e materiale. Morale, soprattutto e prima di tutto. Il preannunciato crac della Banca Popolare di Bari implica questo termine come necessità, come traguardo. Non onestà, ma pulizia, chiarezza, trasparenza. Purtroppo, non si tratta e non si tratterà di un caso isolato, ma di un crollo che travolgerà il sistema che lo supportava, che di quel crac è artefice. Pulizia quindi dentro l’economia cittadina. Pulizia come obiettivo per donare a Bari un altro futuro, pregno di iniziativa vera, non drogata da bolle speculative che impoveriscono tutti. Pulizia che si trasferisce sulla materialità dell’esistenza dei baresi, su quegli aspetti che ci coinvolgono ogni santo giorno. 

Perché se una banca, se un’impresa, se un apparato non sono puliti, anche la città – quella tangibile – si sporca. Perché quella banca toglie risorse sane all’economia e poi, prima o poi, miete vittime vere, non virtuali. Perché quell’impresa che naviga sul denaro sporco, prima o poi viene confiscata e perché il suo prodotto intossicherà il mercato. Mercato che non è un’astrazione, ma un dato concreto, che si tocca ogni giorno quando le imprese sane hanno difficoltà a competere con quelle tossiche: quando i prezzi sono troppo bassi, quando la qualità dei beni e dei servizi non è all’altezza della domanda, quando l’eccesso di denaro poco pulito spiazza i compratori, i clienti, e soffoca l’offerta. 

Perché, va detto, che una città che si vuole a vocazione imprenditoriale, deve filtrare profondamente il proprio nerbo economico. Deve imparare a non procedere all’ingrosso, ma a fare selezione al rialzo della qualità dell’offerta. Significa che ogni barese ha una responsabilità perfino quando paga per un servizio: scegliere, ove e quando possibile, qualità elevata e sicurezza. Dentro l’elevata qualità e dentro la sicurezza dell’offerta (che nell’informazione significa certezza delle fonti e dei dati esposti) si annida la pulizia. 

Ecco il punto. Per ripulire la città dobbiamo esigere qualità. Pretenderla, se la mettiamo nelle cose che anche noi facciamo. Perché la pulizia è reciprocità, scambio di pratiche oneste. Non possiamo, noi baresi, volere e desiderare pulizia se non la produciamo noi stessi. Nelle strade, nella raccolta delle immondizie, nella scelta dei luoghi dove consumare. Si dirà che il problema è il consumo. È vero, ma prima che la società smetta di essere prevalentemente un mercato, possiamo predisporci moralmente alla pulizia. Dobbiamo farlo, altrimenti saremo sommersi da quelle sozzure che invadono i nostri ambienti e i nostri ambienti morali, affettivi, sentimentali. Perché in ultima analisi la sporcizia produce odio e cattiveria, repulsione e sofferenza.

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