Alla Regione la maggioranza ha paura delle donne?

Uomini che temono le donne. I 45 consiglieri regionali della Puglia di sesso maschile hanno paura della legge sulla doppia preferenza di genere. Se fosse approvata, nelle prossime elezioni di giugno il numero di donne elette potrebbe aumentare e mettere in discussione la virilità dell’assemblea. 

Oggi gli uomini rappresentano il 90 per cento dei consiglieri e in assemblea le donne sono soltanto 5 su 50, ma evidentemente soltanto l’idea di essere ridimensionati nei numeri manda i consiglieri uscenti nel panico. Quel che accade ormai da troppi anni nel più importante consesso elettivo della Puglia è sconcertante. Poco importa che si tratti di misoginia, ginecofobia, angoscia di castrazione o mero opportunismo. 

La legislatura è agli sgoccioli, mancano pochi mesi al voto per rinnovare consiglio e giunta, e si continua a temporeggiare. Si fa melina per evitare che anche la Puglia adotti la legge sulla doppia preferenza di genere in tempo per l’appuntamento elettorale di inizio estate. 

Di cosa si tratta? È la possibilità di dare due voti sulla scheda purché riguardanti due candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza. Nessun terremoto, nessuno sconvolgimento. Si vota già da molti anni con la doppia preferenza di genere nelle elezioni amministrative e in quindici delle venti regioni. 

In Puglia ormai da dieci anni la maggioranza di centrosinistra ha tutti i voti necessari per approvare la legge. Eppure nel 2012 il consiglio regionale pugliese affondò con il voto segreto la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da trentamila firme – il doppio di quelle necessarie - raccolte in tutta la regione dal movimento 50/50. 

Le donne scesero in piazza e occuparono simbolicamente l’aula del consiglio regionale, ma i consiglieri uomini di centrodestra e centrosinistra si misero d’accordo per lo scrutinio segreto e la legge fu bocciata. Qualcuno fece finta di essere dispiaciuto, altri festeggiarono con considerazioni e battute stupide e sessiste. La portavoce del movimento 50/50, Magda Terrevoli, ne ricorda alcune: “La Puglia è lunga ed una donna non può percorrere tanti chilometri per raggiungere la sede della Regione”; “in Consiglio regionale i bagni per le donne non sono sufficienti”; “le donne se sono brave riescono”; “nessuno può avere gratuitamente il posto di consigliere!”. Altri commenti sono irripetibili. La resistenza maschile alla doppia preferenza di genere non è purtroppo prerogativa dei consiglieri pugliesi. Qualche mese fa, ad ottobre, la legge è stata bocciata anche in Friuli Venezia Giulia, dove la maggioranza è di centrodestra. Insomma, invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Con una sola differenza: i consiglieri regionali friulani e giuliani ci hanno messo la faccia, non si sono nascosti dietro il voto segreto. Quella faccia che invece i componenti dell’assemblea pugliese rischiano di perdere definitivamente se la legge non sarà approvata nelle prossime sedute del consiglio. Stavolta però, a differenza di quanto è accaduto in passato, il movimento 50/50 minaccia un ricorso alla giustizia amministrativa.


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