Armi e bagagli: la folle fuga


Una meritata e doverosa standing ovation per la signora che, ritrovatasi dietro la porta di casa il figlio rientrato proditoriamente da Milano, ha deciso di barricarsi per non farlo entrare, insultandolo e cacciandolo.

È accaduto in un paesino della provincia di Bari e la dice lunga di come, in questi giorni difficili e drammatici, gli ultracinquantenni siano molto più attenti al rispetto delle regole per evitare il contagio, rispetto ai giovani disinvolti che sono tornati da mammà. Sarà perché sentono il pericolo più incombente, sarà perché nella vita hanno dovuto sgobbare parecchio per tirare su quei figli, sarà che hanno qualche valore in più e meno apericena, fatto sta che la reazione della signora è un segnale importante. 

Certo, altri hanno riaccolto a braccia aperte i poveri figliuoli, se li sono baciati e abbracciati forte forte, salvo poi, alcuni, ritrovarsi con la paura del contagio e, in qualche caso, contagiati.

Vediamo i numeri. Quelli ufficiali, cioè coloro che sono rientrati in Puglia e hanno compilato l’autosegnalazione, alle ore 12 del 16 marzo erano 19.536. La maggior parte tornati nelle ultime due settimane, ma una fetta consistente aveva fatto il passo del gambero già prima ed ha approfittato per regolarizzare la propria posizione. Sì perché il controesodo era in atto già dalla metà di febbraio, in maniera molto meno appariscente, ma con ritmi costanti e in crescita, fino al boom degli assalti a treni e bus. 

Li abbiamo incontrati nei bar, con gli amici a festeggiare il ritorno come fosse agosto o la festa patronale. 

Alle cifre ufficiali bisogna poi aggiungere quelle ufficiose, di chi non è stato ligio al dovere e se n’è fregato di segnalare la propria presenza. Si ipotizza che possano essere 10mila, come ammesso dallo stesso presidente della regione, Michele Emiliano, che nei gironi scorsi aveva tuonato contro la nuova ondata di possibili untori. “Avete probabilmente esibito ai soldati davanti alla stazione le vostre legittime autocertificazioni sulla motivazione del vostro ritorno, spero che abbiate le mascherine e che teniate la distanza di un metro l’uno dall’altro in treno. Fatto sta che ci state portando tanti altri focolai di contagio che avremmo potuto evitare – aveva rimarcato -. In pochi giorni migliaia e migliaia di persone hanno fatto rientro in Puglia aggravando la nostra già drammatica situazione. Sarebbe opportuno che anche i familiari dei pugliesi tornati a casa si mettano in auto-quarantena. Vi ricordo che appena arrivate dovete rinchiudervi in casa e che dovete stare lontani da genitori, fratelli, nipoti, amici, nonni e malati che rischiano di morire se contagiati”.

Ma chi sono questi mammoni di ritorno? Sono davvero degli “sradicati al quadrato”? Cioè persone che sono state costrette ad andare via per trovare un lavoro e ora sono costretti a tornare per non perdere tutto?

In realtà molti sono studenti universitari, che hanno scelto di formarsi in altre aree perché ritenute più valide, performanti e con maggiori possibilità di entrare nel mondo del lavoro, una volta conseguito il famoso pezzo  di carta. Scelte opinabili, vista la buona qualità del nostro sistema universitario, costose per le famiglie, ma sicuramente formative visto che la vita del fuorisede è un po’ scomoda. 

Altri sono lavoratori precari, come nel caso dell’episodio citato all’inizio, che fanno avanti e indietro e molto spesso quando tornano si consumano al bar quello che hanno guadagnato, raccontando mirabilie con accento settentrionale. 

Chi invece ha un lavoro stabile, quello per il quale è stato costretto a lasciare gli affetti al Sud, non ha potuto fare scelte kamikaze. In realtà, molti non hanno voluto farle, sono rimasti al loro posto, stringono i denti, lavorano da casa o continuano ad andare in fabbrica. Lì hanno costruito il proprio progetto di vita e lì restano a lottare e a sperare. Sono in tanti, sono molti di più di quelli che sono tornati, perché l’esodo dei nostri giovani in questi anni ha dimensioni nettamente superiori a quelle dei numeri dei ritorni di questi giorni.

Ma torniamo a occuparci di chi è rientrato. Parecchi sono insegnanti che prima sono stati costretti a cercare lavoro e punteggi nelle aree spesso disagiate del nord e poi, approfittando della chiusura delle scuole, hanno pensato bene di tornare a casa.

Ma il quadro è più articolato, perché alle decisioni individuali, in qualche caso hanno contribuito quelle delle istituzioni. Un esempio? Hanno chiuso le scuole militari. Certo non si tratta di decine di migliaia di persone, ma di parecchie centinaia sì. 

La continuazione, per un certo tempo, di tutte le attività commerciali, ha fatto sì che i rappresentanti di commercio continuassero a percorre l’Italia in lungo e in largo, macinando la solita enorme quantità di chilometri e proseguendo con contatti personali.

Per non parlare del turismo di piccolo cabotaggio (gite e pellegrinaggi) o congressuale o legato a eventi come il carnevale: quello di Venezia è stato fermato dopo qualche giorno che era in atto e migliaia di persone sgomitavano per fare ammirare la propria maschera, non pensando di dover indossare presto un altro tipo di mascherina. 

Quanti pugliesi erano in giro in quei giorni gaudenti?

Insomma, scelte sbagliate, in qualche caso scellerate, agevolate da decisioni tardive, ma dettate da un egoismo incomprensibile, visto che il ritorno agli affetti della famiglia rischia di diventare un dramma familiare. Perché i più esposti alle conseguenze del contagio sono proprio gli anziani (padri, madri, nonni), proprio quegli affetti dei quali si è sentito la necessità di riabbracciare. Una volta a casa, sono diventati diligenti, si sono registrati sul portale della regione, oppure hanno chiamato il medico di famiglia, con il quale si sentono telefonicamente tutti i giorni per sapere se ci sono problemi a loro e ai componenti della famiglia. 

Ma ormai il danno è fatto ed è aggravato dalle condizioni abitative. Parliamoci chiaro: la superficie media degli appartamenti in cui viviamo oscilla tra gli 80 e i 100metri quadrati. Come si può rispettare “la permanenza domiciliare con isolamento”? Perché, se non lo abbiamo capito, non basta stare a casa e non uscire per 14 giorni, ma chi è rientrato dovrebbe limitare al massimo i contatti con il resto dei familiari per 14 giorni, di fatto isolarsi nella propria stanzetta e ricevere il cibo su un vassoio che dovrebbe essere purificato prima e dopo il passaggio al recluso. Così come dovrebbe essere disinfettato il bagno dopo ogni suo passaggio.

Certo, stiamo esagerando. Ma non troppo. Purtroppo abbiamo un problema serio con il rispetto delle regole: è più forte di noi, non ci riusciamo. Siamo convinti di essere furbi, di sfangarcela in qualche modo. Quando arriveranno i lutti, e purtroppo accadrà, allora chi ha, con tanta leggerezza, scelto di tornare da mammà, forse rimpiangerà questa sua scelta rivelatasi omicida. E sarà tardi.

Bisogna ritrovare il senso di responsabilità, soprattutto nei confronti delle altre persone, a cominciare dai familiari. Senza troppe sovrastrutture, ma dando spazio ai sentimenti più veri, più profondi. Dobbiamo tornare un po’ bambini, facendo riemergere altruismo, affettività, generosità.

Ah, la signora dell’inizio si è poi fatta convincere dagli operatori della Asl a riaccogliere il figlio, ma gli ha proibito di uscire dalla sua stanza, se non per il tempo strettamente necessario ai suoi bisogni fisiologici. In compenso, ha cominciato a sfornare teglie di pasta al forno, pizze rustiche e dolci.

Cosa deve fare chi rientra da altre zone

Chi rientra, fino al 3 aprile, per soggiornare continuativamente in Puglia nel proprio domicilio, abitazione o residenza deve segnalare la propria presenza, compilando il modulo disponibile su portale della Regione Puglia al link www.sanita.puglia.it/autosegnalazione-coronavirus o segnalare questa circostanza telefonicamente al proprio medico curante. Inoltre, chi rientra da altre zone d’Italia o dall’estero, deve osservare la permanenza domiciliare con isolamento, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni e il divieto di spostamenti e viaggi; rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza; in caso di comparsa di sintomi, deve avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente per ogni conseguente determinazione. Dal 29 febbraio, data in cui è stato attivato il modulo di autosegnalazione, fino alle ore 12 del 16 marzo le persone che hanno compilato la dichiarazione di rientro in Puglia sono state 19.536, con un’accelerazione decisa negli ultimi giorni.

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