Attrarre le diversità senza omologarsi

Cos’è la paura? Cosa il terrore? La città di Bari, come tutte, è stata bombardata via social da timori irragionevoli, per via della diffusione del Covid19. Un timore globale che ha usato i canali virtuali per propagarsi su scala planetaria. 

Come ha reagito Bari? Non ci sono stati gli assalti ai supermercati, ma sono crollati i consumi culturali. Le librerie, ci dicono, hanno venduto molto meno. Così i botteghini di teatri e cinema. Ecco, la città che non consuma cultura, che vive in una sua sottocultura pressoché perenne, rinuncia a quel poco di economia della cultura che ha. 

In nome del terrore, però, non si è rinunciato così benvolentieri a frequentare pizzerie e luoghi della ristorazione. Si è subito cancellata la voce ‘cultura’ dalla spesa e ci si è rintanati nella consuetudine della tavola. 

Cos’è questo? Il sintomo di un virus più letale del ‘corona’: il virus dell’ignoranza. Ignoranza che procede di pari passo con la decisione di ricondurre il virus a un fatto episodico. No, non è così. Questo virus è la dimostrazione che il mondo, che lo si voglia o no, è connesso. Connesso irreversibilmente. Ed è una cosa bella, perché il virus è uno, le potenzialità positive della globalizzazione sono tantissime ed ogni giorno ne fruiamo. Quando possiamo accendere un computer e parlare con il mondo che sta a distanze enormi, quando possiamo prenotare qualcosa sul web, quando possiamo ricevere persone che vengono da altri continenti. Tutto si incrocia e tutto si integra, dove più, dove meno. A Bari meno che altrove, perché oggettivamente la città è meno incastrata nelle reti globali dei flussi di persone, idee, beni e servizi. Ma anche Bari è dentro la globalizzazione. 

Il virus è un semplice rivelatore di verità: esiste un mondo intersecato e questo mondo è così, punto. Nessuno riuscirà a far tornare indietro la lancetta dell’orologio del mondo. Nessuno potrà contrapporsi alla crescita dell’integrazione tra mondo e mondo. Nessuno impedirà agli esseri umani di continuare a pensarsi come una cosa sola, non come isole infelici. Ci saranno intoppi, certo. Ci saranno ostacoli. Ci saranno oppositori di risme diverse, ma la diffusione del mondo nel mondo prevarrà. Ed anche Bari, a quel punto, potrà vedere aumentati i suoi flussi, i suoi scambi, le sue forze. Ne ha bisogno, perché la città è un po’ seduta su se stessa. La città non attrae diversità. Ecco. Attrarre diversità senza pretendere di omologarla è la ricetta. Attrarre per creare pluralismo, fa di un territorio una qualità democratica: politica ed economica. Dobbiamo far questo, a Bari. Ricevere il mondo e crescere con lui.


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