Buon anno a tutti, ma resta qualche... problemino

Le banche italiane hanno sofferenze sui 200 miliardi. Le compagnie aeree del pianeta fanno affari, solo Alitalia ha perso in 24 mesi quasi 2 miliardi. Per l’ex Ilva di Taranto, fabbrica killer ove impera il mito dell’acciaio nessuno, finora, si è posto il problema di come chiuderla impiegando le cospicue maestranze in altro: nel frattempo la magistratura italiana si divide, mentre Bagnòli sta per risorgere. La Regione Sicilia ha disavanzi in chiaro di 4 miliardi: chi si illude che sia l’unica Regione in queste condizioni, si sbaglia di grosso perché ve ne sono altre, al Nord come al Sud, con notevoli passivi non solo certificati ma anche occulti che prima o poi dovranno emergere.  

L’Italia invecchia, il Sud arretra, il lavoro femminile stenta, gli immigrati “sans papier” (compresi i clandestini che, alla spicciolata, continuano a giungere) lavorano sottopaga o come manovalanza della criminalità e sono di gran lunga più numerosi degli immigrati legali (quelli che ringiovaniscono la società e contribuiscono al fisco).

Poi c’è il rischio idrogeologico, le infrastrutture fatiscenti, la malasanità, la malaburocrazia, i siti a rischio ambientale, il “fattore umano” negletto, il “sapere” offeso. Infine incombe l’economia corrotta: secondo la Cattolica di Milano i fatturati annui della Camorra e della ‘Ndrangheta viaggiano per ognuna sopra i 3 miliardi, quelli di Cosa Nostra intorno ai 2: di queste cifre (presuntive per difetto) una porzione sempre maggiore viene ripulita e diventa indistinguibile dall’economia legale.

Qual è la risposta dei politici e dei governi, per quel che ci è dato osservare? Far diventare l’Italia la “nipotina del Gosplan” (l’ufficio che si occupava nell’URSS dei piani quinquennali, messo in ridicolo da Francis Spufford in “L’ultima favola russa”). 

Insomma il messaggio sembra questo: l’Italia non si risana con  iniezioni di efficienza, produttività, efficacia, miglioramento della qualità e abbattendo le  diseguaglianze, ma pompando danaro “pubblico” (cioè degli indifesi cittadini): sull’ex Ilva il nostro presidente Fregoli dichiara che “lo Stato ci metterà la faccia”; sulla Banca Popolare di Bari si ricorre a un miliardo e spiccioli di risorse “pubbliche” (alla cattiva gestione si penserà poi…); sull’Alitalia stessa pappa; sulle Regioni, di fronte alla loro conclamata inefficienza, manco a pensare che forse bisognerebbe rifondarle in macroregioni facendo nel contempo una operazione-verità sui bilanci e scegliere il monocameralismo; sull’immigrazione non c’è barlume di politiche strategiche per integrare sul serio gli immigrati, compresi i clandestini. Per il Sud si trasmette l’illusione che imbottendolo di soldi tutto si aggiusta. Sull’economia illegale l’unica opposizione è di tipo giudiziario e repressivo, indispensabile ma aimè perdente alla lunga.

È questa l’Italia che ci ritroviamo al sorgere del nuovo anno. Auguri a tutti noi.

Scrivi all'autore