C’è una Puglia virtuosa che ha sposato la Cultura

Il maestro Riccardo Muti, grande molfettese, critica la tv: «Basta con i cuochi, c’è bisogno di cultura». La risposta non arriva da mamma Rai né dalle altre emittenti. Arriva dalla Puglia, dalle scuole di Puglia, dai ragazzi di Puglia, dalla musica di Puglia. 

Ecco la musica, dai ragazzi di Puglia. Accade ad Acquaviva delle Fonti, Liceo don Milani, dove c’è una dirigente (Maria Rosaria Annoscia) che non pensa alle crociere, ma a iniziative in grado di formare gli studenti. Parte un progetto PON e la dottoressa Annoscia vola alto: l’obiettivo è creare un’orchestra e un coro pugliesi, ovviamente di studenti dell’indirizzo musicale. 

Sembra un’utopia. La macchina organizzativa si mette in moto, con il supporto della dirigente amministrativa, Margherita Verna: scuola capofila don Milani, compagne di percorso Foggia (Liceo Poerio), Gravina (Liceo Tarantino) e Lecce (Liceo Palmieri). Applicazione totale e ostacoli in serie superati. E così giorni fa il coro e l’orchestra si sono esibiti al Teatro Mercadante di Altamura. Studentelli di buona volontà, coristi e orchestrali dilettanti? Macché: gli allievi provenienti da quattro scuole diverse, che hanno avuto pochi giorni per “lavorare” assieme, sono… professionisti. Un successo enorme. Addirittura straordinaria l’orchestra plasmata dal direttore Teresa Satalino. Come non bastasse, i ragazzi hanno fatto gruppo, scoprendo la bellezza dell’incontro. 

L’impossibile è diventato possibile. Il peana a un PON non dice solo che la scuola può formare, quando ha idee e qualità. Dice molto di più. Dice che i giovani non sono espressione negativa di disimpegno e di smartphone continuato. Dice ancora che il Sud non è quella terra piena di “carichi a chiacchiere” in attesa che scenda la manna dal cielo o che arrivi il provvidenziale reddito di cittadinanza. 

Il Sud, vessato da politiche negligenti del Governo e un po’ distratto e poco operativo di suo (vedi, esempio, fondi europei non utilizzati in agricoltura), ha potenzialità che vanno soltanto fatte esprimere. 

La scuola, in questo senso, è decisiva. Perché getta le basi su cui deve poggiarsi la cultura, quella che il maestro Muti auspica ci sia. La cultura non è percorrere le vie inesplorate delle orecchiette (come scrive il direttore nel suo editoriale). È pensare in ogni modo a far crescere il nuovo barese, il nuovo pugliese, il nuovo meridionale. Altro che cuochi. Che si imiti, dunque, anche fuori dell’ambito scolastico, l’esempio di Acquaviva. E, accanto alla musica, incentivare il teatro, il cinema (“Apulia Film commision” aiuti di più i nostri), la lettura (ahi, le librerie che chiudono!). La cultura - ricordiamocelo sempre-  apre orizzonti più ampi e aiuta a formare una società in grado di darci politici migliori e in grado di combattere le illegalità diffuse.

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