Chiudono le librerie e siamo tutti più poveri

A Roma la Feltrinelli chiude: punti di vendita storici come quelli di via Vittorio Emanuele Orlando e di via Pierluigi da Palestrina. A Milano chiude la libreria all’interno dell’ospedale Niguarda. A Ragusa la libreria Paolino. A Torino chiudono la libreria Comunardi, sfrattata per dare spazio a un supermercato, e la Paravia, aperta nel 1802. Un’emorragia che colpisce tutta l’Italia, da Nord a Sud: nella nostra bella penisola, negli ultimi anni, sono 2300 circa le librerie che hanno chiuso i battenti.

E in Puglia come siamo messi? Malissimo. Le cifre sono in rosso, nonostante le grandi rassegne di Polignano, Bisceglie, Trani, Conversano. I lettori sono tiepidi, tant’è che siamo negli ultimi posti della classifica di chi si accosta al libro. Nel 2018 solo 5 milioni di italiani hanno letto un testo al mese. Noi non siamo fra questi “eletti”: un libro al mese qui è utopia.

I librai fanno salti mortali e resistono per passione. Sono a volte veri eroi, a Bari e in provincia. Resistono. Poi crollano. Io li conosco, sono amici. Uno di loro è Antonino Piepoli, un moto-perpetuo che ha continuato la tradizione di un grande papà e di una grande mamma. Una libreria in pieno centro a Castellana Grotte, punto di riferimento per la città. Antonino non avrebbe mai voluto smettere. Ma chiude pure lui, per l’impossibilità di continuare. Chiude con le lacrime. Antonino, il “librista” (così ha voluto sempre essere chiamato) ama i libri, ma deve chiudere.

Ma perché le librerie scompaiono? Le grandi catene, la presenza di formati digitali (ebook e audiolibri), la possibilità di acquistare i libri online e anche la mancanza di interventi da parte dello Stato. Non è possibile dire con perentorietà quale sia la causa principale delle chiusure, ma c’è da porre l’accento sull’assenza dello Stato: da tempo si attende l’approvazione al Senato della Legge sul libro passata alla Camera. «Questa legge - si sottolinea - potrebbe dare una spinta al mercato grazie alla creazione di un albo con le librerie di qualità, di card da spendere per le persone con reddito più basso e con la designazione di una Capitale del libro annuale. Interventi che forse potrebbero dare nuova linfa al mercato del libro, magari salvando anche qualche libreria dal tracollo».

Stato assente e… cultura dello smartphone a parte, pure in Puglia i più lanciano strali all’indirizzo di Amazon, colpevole di effettuare sconti esagerati. Sarà… La verità, comunque, è che è arrivato il tempo di muoversi perché le librerie che chiudono sono una perdita sociale e culturale: vengono meno i luoghi in cui si scambiano opinioni, si chiedono consigli, ci si riunisce in gruppi di lettura, si fanno amicizie, si combatte l’isolamento.

Le librerie sono un patrimonio da salvare. Facciamo qualcosa tutti. Anche gli organizzatori delle rassegne: far diventare protagonista il libro (e non il “televisivo” di turno) dovrebbe essere la prima mossa. 

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