Contro l’assediomafioso c’è bisogno di una strategia

Così si è espresso un magistrato in servizio a Reggio Calabria, in una intervista sul magazine di un quotidiano italiano: «Va impedito che le mafie portino avanti la loro strisciante e silenziosa funzione di stabilizzazione sociale, avvalendosi del sostegno dei tanti che si avvantaggiano del grande impiego di capitali sporchi. Per fare questo vanno messi in campo interventi urgenti, non solo giudiziari, che debbono andare ben oltre l’impegno ordinario».

Questi capitali sono di vertiginosa consistenza: si pensi solo al business della cocaina, dato che produrne un chilo costa 1.000 euro, mentre al consumo ne frutta 50.000.

Il punto delicato è nel momento in cui si passa dall’azione criminosa, tesa a procacciarsi il danaro (in modo consensuale in caso di compravendita o violento in caso di estorsione), alla circolazione “legale” di quel danaro: da questo momento si diffonde dappertutto una attività economico-finanziaria alimentata da capitali illeciti ma che – esteriormente – appare pulita. Questa è la grande forza delle mafie, in quanto pezzi importanti di PIL, in aggiunta a quelli “sporchi” e sommersi (alimentati cioè da transazioni corrotte), si presentano “puliti” o per meglio dire ripuliti per sempre.

Quanti di noi ad un certo punto abbiamo appreso che il bar in cui ogni mattina sorseggiamo il caffè in realtà funzionava da sempre con capitali corrotti! Ed è noto che la mafia dei migranti precari, con o senza papier, incamera più della metà di tutti i nostri oboli caritatevoli all’uscita dei supermercati.

Insomma c’è una piovra mostruosa, realtà tanto più inquietante perché ne siamo ben poco consapevoli. Sempre per fermarci al business della cocaina (ma le fattispecie criminogene sono molteplici), centinaia e centinaia di tonnellate circolano in Italia e negli altri Paesi dell’UE, “sdoganate” in porti scelti volta a volta: oggi ci si concentra su Rotterdam, Genova, Valencia, Anversa, Livorno (anche Bari, sia pure per quantità minori).

Una rotta della droga svelata di recente ha unito l’Ecuador, la Colombia (il paese produttore più importante), la Liguria e la Calabria. Ci appassioniamo su Netflix alle “gesta” dei narcos d’oltreoceano, ma tutto ciò avviene anche in Italia e negli altri Paesi europei, sotto i nostri occhi inconsapevoli.

Cosa fare? Come intervenire? Con l’azione di contrasto poliziesca e giudiziaria, certo, ma come ha affermato il magistrato di Reggio Calabria occorrono interventi che vadano oltre e che siano straordinari.

Ecco, su tutto ciò riflettevo nel leggere l’analisi e le proposte della Fondazione Agnelli sulla necessità di un piano ventennale per 200 miliardi al fine di ristrutturare tutto il patrimonio di edilizia scolastica che possediamo in Italia. Se ci riuscissimo, fornendo luoghi confortevoli e moderni ad una scuola rinnovata e potenziata, avremmo posto una premessa importante per combattere sul serio le mafie.

 

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