Doniamo sangue e investiamo in salute


La mancanza di sangue può essere più pericolosa del coronavirus. Lo abbiamo scoperto durante questa emergenza sanitaria: la paura del contagio ha aggravato una situazione già critica. L’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) ha fissato in 40 unità di sangue per mille abitanti la quota media necessaria al fabbisogno.

In Italia, ogni anno, vengono raccolte complessivamente 2.149.785 unità di sangue a fronte di un fabbisogno di circa 2.300.000. Le  regioni che sono normalmente più carenti e che vengono compensate da quelle con maggiori capacità di raccolta, sono  state le prime ad andare in sofferenza durante questa quarantena. E la Puglia è una di queste insieme ad Abruzzo, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Dodici sono invece le regioni autosufficienti: Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Molise. 1800 persone ogni giorno, in Italia, hanno bisogno di una donazione di sangue.

In questo periodo di quarantena, le scorte sono scese sotto i livelli di guardia ed è stato necessario contingentare le trasfusioni limitandole ai casi più urgenti. Cardiopatici, talassemici, pazienti affetti da patologie ematologiche croniche hanno rischiato la vita. Stesso discorso per chi doveva sottoporsi a un intervento o ad un trapianto per ragioni di sopravvivenza. Eppure donare è sicuro sia per chi dona sia per chi riceve. Le stanze dove si preleva il sangue sono fuori dai percorsi dei malati. Per non creare affollamenti e code, si prenota la donazione chiamando i numeri telefonici dedicati. Quelli della Banca del Sangue del Policlinico di Bari sono 0805592456 o 0805592457.

Le poltrone sono distanziate, viene misurata la temperatura ed effettuato uno screening di base prima di ogni donazione. Poi, chi proprio vuole stare alla larga dagli ospedali, può decidere di rivolgersi ai centri trasfusionali delle associazioni dei donatori, come Avis, Fratres, Fpds e Fidas. Ovviamente non può donare chi è positivo al Covid-19 o chi è in quarantena fiduciaria, anche se è bene specificare che il coronavirus non si trasmette con il sangue, ma solo con la saliva e le gocce emesse durante la respirazione. Il prelievo viene eseguito sempre su una vena del braccio, viene utilizzato materiale sterile e monouso per cui non esiste nessun rischio infettivo nemmeno per altre malattie.

A causa del fabbisogno di sangue, il Ministero della Salute ha organizzato, attraverso il Centro Nazionale Sangue diretto dal dottor Giancarlo Liumbruno, raccolte straordinarie in tutte le regioni dal 15 marzo. Un appello che ha prodotto effetti positivi, intorno alla fine del mese, quando la bacheca Sistra (sistema informativo per i servizi trasfusionali), che monitora le disponibilità e le carenze regione per regione, ha registrato un surplus di 900 sacche di sangue, tale da garantire la compensazione regionale anche alle zone in maggiore difficoltà.

Un segnale importante, come dichiara sul sito del Ministero della Salute il dottor Liumbruno, ma che non può restare un caso isolato. L’emergenza non è cessata e il numero delle sacche disponibili sta crollando nuovamente. Bisogna ancora sensibilizzare alla donazione. Per tutti i dettagli sulle modalità e sui punti di raccolta, si può anche cliccare sul sito del ministero della salute nella sezione dedicata www.donailsangue.salute.gov.it.

La speranza è che ora, con una maggiore possibilità di movimento consentita dalla Fase 2, i potenziali donatori si facciano coraggio. Possono donare uomini e donne tra i 18 e i 65 anni che abbiano un peso non inferiore ai 50 chili. I donatori devono essere in buone condizioni di salute, non devono avere problemi cardiologici o essere affetti da alcune patologie croniche. Prima della donazione, viene effettuato un rapido screening. Successivamente il sangue, prima di essere utilizzato, viene nuovamente analizzato e i risultati vengono recapitati al domicilio del donatore. Nel caso in cui il sangue sia infetto o non sia idoneo, viene eliminato e smaltito. Uomini e donne possono donare ogni tre mesi, le donne in età fertile ogni sei. Si può donare sia il cosiddetto sangue intero (da cui vengono ricavati tutti gli emoderivati grazie alla lavorazione), che solo plasma, ogni 14 giorni, o solo piastrine, fino a sei volte l’anno. Questo è possibile grazie ai separatori cellulari e consente la donazione anche a chi ha problemi non gravi di anemia o altre patologie compatibili con la donazione del solo plasma o delle piastrine. I donatori abituali  vengono sottoposti, una volta all’anno, ad esami per accertare il loro stato di salute, con un controllo su glicemia, creatinina, colesterolo, trigliceridi, transaminasi, ferritina e proteine totali. Il 50 % degli Italiani, ovvero circa 30 milioni, potrebbe donare il sangue; in realtà i donatori sono solo circa 1,26 milioni, pari al 2% della popolazione totale.


 

Meglio donatore, che fumatore: ecco come

Per donare il sangue è meglio non essere fumatori o, se lo si è, non fumare per le 48 ore precedenti alla donazione. Una vera impresa per chi è schiavo del tabagismo e lo è diventato ancora di più in questo periodo di lockdown. Smettere di fumare potrebbe essere ancora più difficile dopo questa prova senza precedenti, considerando che le Asl non prevedono percorsi di disintossicazione da sigarette. È in questo contesto che si inserisce  l’associazione Smokebuster di Conversano che, con il progetto “Araba fenice: brucia la tua voglia, rinasci dalla tua dipendenza” è risultata vincitore PIN, iniziativa promossa dalle Politiche Giovanili della Regione Puglia e ARTI,  finanziata con risorse del FSE-PO Puglia 2014/2020. I soci fondatori di Smokebuster sono tre giovani professionisti: una psicologa, un medico e un chinesiologo. La finalità del progetto è aiutare i fumatori a vincere la  dipendenza patologica dal tabagismo, offrendo un percorso multidisciplinare  e personalizzato. Per informazioni, smokebuster.aps@gmail.com.

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