Emergenza droga: bisogna prenderne coscienza ora

Quante sono le armi in giro per Bari? Quanti i criminali che scorrazzano per la città con una rivoltella nei pantaloni? Quanti gli scagnozzi pronti a sparare, colpo in canna e faida aperta? E perché girano armati? Lo fanno perché vogliono difendere il malloppo derivante dal traffico di stupefacenti, che si ingrossa ogni giorno di più dal momento che la città è il più grosso mercato pugliese per le mafie. Non un mercatino, ma un mercato di proporzioni gigantesche, nel quale le mafie proliferano e i tossicodipendenti gongolano. 

La città rischia di essere stritolata dalla tenaglia e dall’offerta di droghe, per questo conviene intervenire subito, con grande fermezza, sulla domanda. Dobbiamo imparare che se non si esaurisce la domanda, i sistemi criminali non spariranno mai dalla circolazione. 

Il consumo di droghe è causa della rinascita dei clan e della loro rissosità. Se tanti girano armati è perché vogliono accaparrarsi fette di questo enorme mercato metropolitano. Un mercato che risorge dopo due decenni di silenzio, durante i quali l’eroina era quasi sparita dalle strade. Ora vi torna, in pompa magna, grazie all’indifferenza dei baresi. Un’indifferenza colpevole, aggravata dall’età media dei nuovi consumatori, che si è abbassata fino ai tredici, quattordici anni. 

Dobbiamo intervenire nelle scuole e nelle famiglie, con nettezza e severità, cercando le cause del fenomeno per abbatterlo. Dobbiamo imparare a riconoscere nel consumo di sostanze stupefacenti l’anticamera per il ritorno alla diffusione di malattie trasmissibili attraverso il sangue, di microrapine, di reati connessi all’imbarbarimento prodotto dalle sostanze. Dobbiamo evitare che torni la pena della prostituzione delle ragazzine dipendenti. Dobbiamo far comprendere ai più piccoli che drogarsi fa male e che non aiuta a crescere. La vita, la salute, è regola. E regola non può essere dipendere da una sostanza. Vale nello studio, dove mi domando come si possa essere all’altezza del dovere di studenti sotto sostanze. Vale nel lavoro, dove nessuna impresa dà lavoro a un tossicodipendente per evidenti ragioni di produttività. Vale in famiglia, dove gli affetti muoiono perché uccisi dalle menzogne di un parente afflitto dalla scimmia della dipendenza. 

Dobbiamo prendere coscienza di questo, a Bari, perché i segnali della grande diffusione delle sostanze sono proprio quelle pistole che girano liberamente per la città. Ogni pistola è un presidio di mercato criminale. Ogni proiettile è un colpo contro la salute, la vita, la crescita della parte sana della città. Che si strafacciano i mafiosi, chissenefrega. Ma che non si nasconda più la verità di una città indifferente alla tossicodipenza.


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