Emiliano e Fitto diteci qualcosa di serio

Alla fine andrà come previsto: Fitto contro Emiliano e la Laricchia, sacrificata in nome dell’impegno e della coerenza, a guardare il match.

Fitto da Bruxelles ha sferrato il suo attacco. Una prima replica c’è stata e la sequenza di botta e risposta è appena iniziata. Salirà la tensione e con essa i toni. È il solito film pre-elettorale che ancora diverte, appassiona e affascina un elettorato che si appaga con i bisticci piuttosto che con i programmi.

La politica è ormai questa e si ricorre a ogni genere di espediente per “dividere” e per indurre allo schieramento.

Il gioco è semplice: più che dei progetti (presentati in modo credibile) si susseguono slogan prima e accuse dopo.

Messaggi semplici, spesso si tratta di stilettate e i più, da un lato e dall’altro, sono pronti, spesso senza informazioni specifiche, a schierarsi con l’uno e con l’altro.

Non ci si fa scrupolo di nulla. Soprattutto non ci si fa scrupolo di manipolare i fatti e di presentarli frammentati o fasulli con il solo fine di camuffare la realtà.

La Regione in questi giorni ha diffuso notizie sulla spesa dei fondi europei. In tanti li hanno rilanciati senza alcuna verifica con il solo scopo di compiacere Emiliano e i suoi che dovrebbero chiedere scusa agli agricoltori pugliesi per l’ingente perdita dei fondi del Piano di sviluppo rurale.

E, invece, la Regione ha fatto sapere di essere una specie di modello nella gestione dei fondi europei. Le testate giornalistiche hanno fatto il resto. Gli sprovveduti ci sono cascati, gli altri sono stati al gioco.

Nel servizio che segue, il collega Michele Marolla, di ritorno da Bruxelles, illustra alcuni aspetti della perdente relazione tra la Puglia e l’Unione Europea. Sono dati inquietanti: un manuale delle occasioni perdute.

Impegnati tra acquisti di plafoniere e rifacimenti di poltrone, più di uno nelle stanze dei bottoni ha perso il senso della misura e della missione.

La torta è rancida e coprirla di panna montata per attenuarne il cattivo sapore è solo un artificio. Il mal di pancia arriva puntuale.

Al netto della propaganda, dei tagli di nastro, delle conferenze stampa, dei sorrisi e degli abbracci, resta la delusione.

Emiliano, sull’onda della recente consultazione, lancia un invito: “Facciamo come Bonaccini”. Un tentativo, tra l’ingenuo e il banale, di cavalcare un successo maturato da altra persona in altro contesto.

Emiliano ha stravinto le primarie (con un popolo di elettori assai più risicato che nelle precedenti, ricordiamolo) ed è fuor di discussione che primeggi nella sua coalizione. Il che non significa affatto che domini a sinistra giacché si profilano candidature che, sebbene possano essere considerate trascurabili in termini quantitativi, esprimono platealmente un dissenso su quanto è stato fatto in anni in cui non sono mancate inchieste giudiziarie, dimissioni, rimpasti e compromessi, tanti compromessi, con gli avversari di un tempo.

Viviamo un’ epoca in cui nessuno si ferma più a riflettere, a considerare, a ponderare. La messaggistica istantanea (da non confondere con l’Informazione) agisce sul sistema delle emozioni, provoca commenti, favorisce l’esplosione di meccanismi di identità sociale che sempre meno spazio lasciano al confronto civile, ragionato e ragionevole.

Guardate i TG nazionali (senza distinzione): i giornalisti sono scomparsi e con loro le domande. I parlamentari il microfono se lo reggono da soli e snocciolano frasi pronunciate come fanno i nostri nipotini con le poesie apprese all’asilo o alle elementari.

Frasi fatte e concordate, per lo più invettive. Nessuna proposta.

E qui torniamo a Emiliano e a Fitto.

Il primo riparta dai suoi tanti errori e spieghi ai pugliesi come intende rimediare su: agricoltura, sanità, Ilva, Xylella e via dicendo. Lo faccia in modo credibile, evitando i toni dell’imbonimento elettorale.

Il secondo spieghi qual è il suo programma e come intende realizzarlo. Puntare l’indice è facile, ma non è risolutivo.

La nostra terra, alla prova dei fatti, ha bisogno di competenze, di relazioni e di (tanto) senso di responsabilità. Se ne sente la mancanza da troppo tempo.

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