Globalizzazione? Dobbiamo “connettere” la conoscenza

La costruzione a tempo di record (10 giorni) di due nuovi ospedali a Wuhan, il Huoshenshan e il Leishenshan, per complessivi 2600 posti letto specializzati, non è stata molto compresa, allora, a cavallo fra gennaio e febbraio, da noi italiani: perché non ci era chiara la gravità dell’epidemia, scandalosamente sottovalutata dal Governo nonostante la catastrofe cinese in atto, in un Paese ove solo la censura di quel Regime ci ha “risparmiato” la pena di sapere che i nuovi ospedali servivano anche per interrompere la tragica catena di suicidi di tanti che, non trovando posto in ospedale, preferivano porre termine alla propria vita piuttosto che infettare i loro cari. Insomma, in Cina stava svolgendosi una catastrofe da tregenda, ma i nostri governanti si permettevano il lusso – ideologico - di accusare di “razzismo” le timide richieste dei governatori delle Regioni del Nord di chiudere le scuole agli studenti cinesi (misura allora insufficiente, certo, considerata con il senno di poi, ma che testimoniava il fatto che l’infrastruttura scientifica di quelle regioni aveva già avvertito il pericolo e cominciava a dare consigli appropriati ai politici di proprio riferimento).
In Italia si è cominciato a fare sul serio solo in queste ultime giornate, con il decreto del 9 marzo, in quanto è accaduto che la soglia degli 8000 positivi al virus è stata raggiunta in meno di due giorni, mentre ci si era dati un lasso di monitoraggio di ben una settimana per capire l’evoluzione della curva. Con questo decreto non si è adottata la decisione ancor più drastica di chiudere tutti gli uffici pubblici, prodromica a misure perfino più stringenti, ma tutto dipenderà dall’evoluzione del virus.
Gli studiosi ci aiutano. È stato pubblicato in questi giorni un voluminoso libro di Francesca Canale Cama, Amedeo Feniello e Luigi Mascilli Migliorini, “Storia del mondo” (Laterza), ove si sottolinea come le vicende catastrofiche del clima abbiano cambiato la storia, appunto. Ma per comprendere ancora più a fondo quanto le catastrofi (fra cui quelle sanitarie) possano avere incredibili contraccolpi geopolitici c’è – e la consiglio – la trilogia di Jared Diamond: “Armi, acciaio e malattie” (1998), “Collasso” (2005) e “Crisi” (2019), in lingua italiana presso Einaudi. Qui Diamond, geografo nell’Università di California, chiarisce come le società scelgono di morire o di vivere e come (nell’ultima opera) possono rinascere. 
Insomma, oggi la globalizzazione in atto non consente di considerare ciò che accade nell’altro capo del mondo come ininfluente per noi (eppure in questo errore siamo caduti, proprio riguardo all’epidemia scoppiata a Wuhan). Dovrebbe anche spingerci a porre a fattor comune la principale risorsa che il XXI secolo ci ha donato, la conoscenza scientifica, ma anche su ciò non siamo coraggiosi come dovremmo. Dobbiamo diventare tutti più maturi, e più lungimiranti.


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