I vescovi a Bari? Un’occasione perduta in nome dell’orecchietta

Spenti i riflettori sull’incontro ecumenico barese “Mediterraneo frontiera di pace”, tentiamo un piccolo bilancio dal lato non religioso ma più generale. 

Si è trattato di un fallimento cocente del ceto politico pugliese, che di fronte all’ambiziosa piattaforma della CEI ha scambiato tutto ciò per una nuova edizione del “Vivi Bari con le sgagliozze e i chiaconi”, con sullo sfondo naturalmente l’onnipresente sagoma del vescovo di Myra: una prova alquanto miserevole di provincialismo e mancanza di vista lunga.

Eppure le premesse per qualcosa di impegnativo, declinate dalla CEI in importanti documenti, c’erano ma sono state letteralmente ignorate. Se si fa caso, nei documenti ufficiali della CEI su questo evento non c’è il richiamo a san Nicola, semmai ad un grande protagonista della battaglia per la centralità del Mediterraneo che risponde al nome di Giorgio La Pira, il sindaco fiorentino religiosissimo anzi mistico, promotore per lunghi anni dei fecondi “colloqui sul Mediterraneo”. Infatti così si è espresso il cardinale Gualtiero Bassetti sul visionario La Pira nella sua prolusione di Campobasso (8 gennaio 2020), in cui ha presentato l’evento barese e la sua origine spirituale e culturale: «Una visione di incontro tra le tre religioni di Abramo ma anche e soprattutto una visione di pace». 

Invece, nell’immaginario collettivo pugliese e barese, amplificato dalle dichiarazioni “politiche” e dalle grancasse dei Media, sono emersi solo contenuti frivoli e irrilevanti, con pubblici amministratori trasformatisi in guide al folklore e a come si crea una buona orecchietta.

E tutto ciò su cui il cardinale Bassetti stesso si è dilungato? Le diseguaglianze economiche fra le due sponde? Il richiamo a Paolo VI (“lo sviluppo è il nuovo nome della pace”)? La crisi migratoria e i campi libici? Il contrasto fra il mondo dell’opulenza e quello della miseria? 

Silenzio assordante: ce la siamo cavata con il santo di Bari, che peraltro in una risibile commistione di sacro e profano si sta usando anche come brand per candidare Bari a capitale italiana della cultura…

Ma la questione mediterranea è ben altro: è quella che un acuto demografo, Antonio Golini, ha definito «la faglia mediterranea» (“Italiani poca gente”, LUISS 2019), vale a dire il fatto che il Mediterraneo divide Italia ed Europa dall’Africa, continente ove - se il tasso di crescita della popolazione continuasse così come è attualmente – la popolazione raddoppierà in 30 anni. Il Mediterraneo è anche una linea che divide (o congiunge) Paesi ricchi (Italia, Francia, Spagna) da Paesi poveri (tutta l’Africa superiore), con la conseguenza che se i Paesi ricchi dell’UE non sono capaci di fare nulla per ridurre i divari, lo faranno altri (la Cina ad esempio, la Russia), mentre questi Paesi (specie l’Italia) si trasformano in bacini di sfogo per i meno fortunati. Insieme alle orecchiette, i politici potevano parlarne?

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