Il lavoro agile: ecco come ci si protegge dal virus

Dobbiamo fare di necessità virtù. Il lavoro al tempo del coronavirus può diventare “agile” per molti professionisti e dipendenti privati e pubblici. Lavoro agile o (smart working) significa fare a distanza – ovunque, non necessariamente a casa - più o meno le stesse cose che si fanno in ufficio. Ad esempio le riunioni si possono fare in videoconferenza con PC, tablet e smartphone, si può usare la firma digitale anziché quella autografa, i documenti possono essere scritti, revisionati, protocollati e diffusi sulle piattaforme di lavoro condiviso.
Il cloud computing, cioè lo spazio di archiviazione accessibile ovunque da chiunque lavori in un determinato settore o dipartimento, diventa la normalità e non l’eccezione. Il lavoro agile è un’opportunità soprattutto per chi svolge attività che non richiedono interventi manuali. Da poco più di due anni lo smart working è stato codificato. La legge 81/2017 lo descrive come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La crisi da coronavirus ha esteso questa possibilità anche ai dipendenti della pubblica amministrazione. Adesso favorire il lavoro a distanza non è più un suggerimento ma un obbligo. Qualche giorno fa, con la circolare n.1 del 2020, il Ministero per la pubblica amministrazione ha introdotto “misure incentivanti per il ricorso a modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa”.
Di cosa si tratta? Le nuove norme prevedono il ricorso in via prioritaria al lavoro agile come forma più evoluta di flessibilità per lo svolgimento della prestazione lavorativa, con l’utilizzo di soluzioni cloud per agevolare l’accesso condiviso a dati, informazioni e documenti. Il dipendente pubblico può utilizzare dispositivi personali, PC, tablet, smartphone, nel caso in cui l’amministrazione non sia in grado di fornire la strumentazione adeguata, purché vengano rispettati gli standard di sicurezza a protezione della rete informatica.
La novità degli ultimi giorni è l’estensione del ricorso allo smart working a tutte le imprese italiane e non più alle sole regioni maggiormente colpite dall’epidemia. Si può attivare il rapporto di lavoro agile con una procedura semplificata, senza accordi individuali con ogni singolo collaboratore, e dunque ogni azienda può agire in modo unilaterale. Quanto agli obblighi di informazione in tema di salute e sicurezza, tutta la procedura è disponibile online sul sito dell’Inail.
Molti italiani hanno sentito parlare per la prima volta di lavoro agile in queste settimane di crisi da coronavirus. In realtà nel nostro paese sono ormai 570mila i lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, e il numero è in continua crescita. Certo, lavorare a distanza non è sempre facile. Rispetto all’ufficio ci sono molti limiti all’interlocuzione immediata e alla socialità, ma la crisi costringe tutti a mettersi in discussione.

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