L’estremismo verbale? Segno di un ritardo culturale

Le parole. Si parla troppo e a sproposito. Non si ha più la sensibilità di pensare prima di parlare o prima di scrivere sui social. Molti signori in fila a fare commenti o a … sparare giudizi. È un problema culturale e, nello stesso tempo, è la frenesia di voler imporre un ego fatto di niente. Ho seguito nei giorni scorsi la narrazione (termine in voga) pugliese che ha riguardato Teresa Bellanova. Un nuovo capitolo dopo le stupidissime critiche nazionali fatte al vestito blu elettrico indossato dalla ministra dell’agricoltura in occasione giuramento: stavolta la renziana Bellanova è stata presa di mira sul web nella sua terra, appena il suo nome è circolato come possibile alternativa a Michele Emiliano come presidente della Regione.

Tutto è partito dal post di un consigliere, a cui hanno fatto seguito commenti vari: «Traditrice… donna volgare… roba da prenderla a schiaffi, chiattona del partito di banca Etruria, si chiama Bellanova ma pare piuttosto bruttina e un po’ usatella». 

Miserie. La politica, da anni, anche per colpa di qualche opinionista televisivo, ha preso una strada urlata e irrispettosa. Ma ora siamo davvero alla frutta: schermaglie, ingiurie, sarcasmo. E chi non si adegua è tagliato fuori, fa la comparsa. Come non bastasse, in questo orrendo circo dell’estremismo verbale, sono cascati gli elettori, ossia quei cittadini che dovrebbero votare e decidere la gestione della cosa pubblica.

Miserie, dicevo. Miserie di un sistema che non va. In Puglia si voterà per scegliere il governatore della Regione. E che finalmente si parli di programmi, mettendo da parte annunci vuoti e querelle personali, addirittura sul quoziente eleganza e sul quoziente bellezza. Per favore, basta! La Puglia ha bisogno di altro. Ha bisogno di gente pragmatica e seria che detti un nuovo corso per la sanità, dove le carenze sono tante, a cominciare dalle lunghe attese per esami specialistici e dove i privati stanno invadendo ogni campo. Ha bisogno di gente che affianchi e sproni lo Stato per risolvere una volta per sempre il problema dell’ex Ilva. Ha bisogno di gente che prenda iniziative per dare slancio all’occupazione giovanile, in grado di fermare anche la fuga dei cervelli. Ha bisogno di gente che salvi la nostra agricoltura e blocchi la chiusura dei negozi. 

Insomma, la Puglia ha pesi enormi sul groppone e i politici e gli “amici” dei politici mettono in atto il festival delle ingiurie. Vergognoso vuoto a perdere. Il dialogo civile è alla base della crescita di un territorio. La Puglia ha alle spalle una storia virtuosa. Forse è giunto il tempo di studiarla per voltare pagina e ripartire. Altri rinvii sarebbero deleteri.


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