L’ombra di Putin si allunga sino a Bari

Nell’epoca gialloverde, in cui il TG2 censura anche il compianto Camilleri mentre ricorda la sua fanciullezza da balilla (ore 13,22 del 18 luglio), cosa ci si può aspettare di buono? Ben poco, anche quanto alla nostra dignità nazionale. Nel 1972, a Mosca, visitai l’hotel Metropol che insieme all’enorme Rossija, ora abbattuto, si divideva l’ospitalità dei “vip” e delle delegazioni straniere: l’uno carico di storia, dagli zar ai “rossi” che li rovesciarono; l’altro modernissimo, ma non propriamente ricco di tutti i servizi. Ad esempio, nel Rossija chiesi un elenco telefonico ma mi fu risposto che l’elenco lo custodiva il direttore dell’albergo, essendone bandito l’uso per i comuni cittadini a causa della potenziale capacità di diventare strumento di sedizioni; i moscoviti, pertanto, si costruivano ciascuno un proprio elenco a mano con i pochi numeri telefonici conosciuti. Il Metropol è stato teatro di un gravissimo incontro segreto il 18 ottobre 2018, ormai noto a tutti dopo che lo scoop iniziale della rivista «l’Espresso» è restato inspiegabilmente sottocoperta per alcuni mesi. Tutti noi ora percepiamo più chiaramente che la Russia di Putin da tempo cerca di foraggiare le forze anti-UE, come i sovranisti della Lega e i populisti del M5S. Il calcolo geopolitico (antinazionale e antieuropeo) è elementare, solo gli stupidi non lo comprendono. Ma vorrei sottolineare una circostanza, su cui peraltro ho già scritto in passato più volte. Il tentativo di “bucare” i nostri confini da parte di Putin e dei suoi oligarchi non si è rivolto solo verso Lega e M5S. Ha lambito fortemente anche altre forze politiche: ad esempio gli oligarchi, su indicazione di Putin, hanno cavalcato il culto nicolaiano finanziando i viaggi a Bari dei pellegrini russi e a questa trama (tessuta per “placcare” vieppiù la gerarchia della chiesa ortodossa russa) si sono prestati quali utili ingenui il sindaco di Bari e il governatore regionale: ricordate quel viaggio ridicolo a Mosca per giocare con le ossa del santo? Ma tant’è, del resto siamo l’unico Paese le cui forze politiche di maggioranza reclamano la fine delle sanzioni alla Russia decise dall’UE, della quale facciamo parte integrante! L’affaire del Metropol è chiaro come l’acqua limpida. Vi sono due “centrali” che si contendono il business italiano in Russia: Banca Intesa Russia con Antonio Fallico e Andrea Mascetti e Confindustria Russia con Ernesto Ferlenghi, cui va aggiunto Gianluca Meranda consulente di una banca anglo-tedesca in affari con ENI. Sembra che Salvini abbia inclinato per Confindustria Russia tramite Gianluca Savoini ma che la cosa non sia decollata come si sarebbe voluto e che quindi la vera e propria dazione di dollari non sia pervenuta alla Lega: chissà quante volte questo infortunio è capitato all’ENI! Insomma, il vulnus non c’è stato ma il grave tentativo sì: in politica dovrebbe bastare, vero?

La Russia cerca di foraggiare le forze anti UE in ogni modo. C’è chi si presta per calcolo politico e chi lo ha fatto per ingenuità cedendo alla leva della fede condivisa per S. Nicola


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