L’unione fa la forza, arriverà il giorno in cui lo capiremo?

In un solo anno, 150.215 persone hanno lasciato il Sud per trasferirsi: 107.712 hanno deciso di andare verso il Nord mentre altre 42.593 hanno preferito emigrare all’estero. Un vero spopolamento, soprattutto se non si considerano i dati di un solo anno, ma quelli degli ultimi cinque anni: complessivamente le persone che sono andate via sono state 879.712, quasi 180mila persone ogni anno (179.712). I numeri dell’Istat, comunque non aggiornati, come non bastasse, seppure in misura minore, riguardano anche il resto dell’Italia, una nazione che ormai vive solo di promesse, proclami e slogan.

Ma restiamo al Sud. Ho letto da qualche parte: «I nostri paesi, a guardali, sembrano cimiteri senza croci». Un’immagine crepuscolare che si coglie qua e là, non ovunque. Si coglie soprattutto nei piccoli centri, dove i giovani bisogna cercarli con la lanterna di Diogene. A mo’ di esperienza, non solo letteraria, fate un viaggio nella vicina Basilicata: troverete luoghi con palazzi diroccati, abbandonati, strade zeppe di buche, voci assenti, qualche vecchio sulle porte dei sottani. Luoghi in cui non si coglie più la vita e la speranza, solo racconti antichi e fantasmi.

In Puglia è già diverso, ma i segni dello spopolamento cominciano ad esserci, prime e visibili rughe di un sistema-Italia che non va: c’è decrescita e precarietà, salvo qualche reazione virtuosa di giovani che si inventano il futuro (eloquente, a tal proposito “Si può”, il libro di Bepi Costantino). Ecco, il coraggio di invertire da soli il trend negativo è l’unica chance, perché lo Stato non c’è e, se c’è, fa molto poco e male.

Dobbiamo mettere insieme le energie, con la politica del “noi”, riscoprendo piccole e grandi cose, non per perdendo mai di vista il territorio in cui si vive, “rispolverando” le tradizioni e facendo rinascere la società civile che è tantissimo. Un esempio? Nasce un piccolo negozio di frutta e verdura gestito da una coppia di giovani. Bene. Va frequentato e incoraggiato con gli acquisti e non snobbato per correre sempre al solito supermercato, “tanto lì si trova tutto”. I piccoli negozi, fra l’altro, favoriscono le conoscenze e hanno il potere di stabilire il dialogo. Che non è poco per far crescere in tutti i sensi una comunità.

Forse, per risalire la china utopisticamente bisogna fare un passo indietro, ricominciando dalla solidarietà e da rapporti più solidi tra capoluoghi e paesini, tra amministratori locali e cittadini. Non si può continuare mettendo in primo piano un egoistico e distratto “io”. L’unione fa la forza. Anche per aiutare i carabinieri, impegnati più che mai, con organici ridotti, a frenare lo straripare della delinquenza (furti continui nelle abitazioni in primis). Coraggio!


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