La febbre dei consumi fa il gioco delle mafie

A Bari è la mafia ad avere un progetto per le nuove generazioni. Un progetto lungo, formativo, che induce i giovanissimi a diventare cittadini perfetti del mondo civile: consumatori. Di droghe, di scommesse on line, ma anche di beni venduti legalmente dentro una miriade di esercizi e centri commerciali sorti grazie ai denari di clan come il Parisi, lo Strisciuglio, eccetera. Questo significa che chiunque pensi di risollevare le sorti della città con politiche di espansione commerciale – come sta drammaticamente avvenendo in modo del tutto incontrollato in città – non solo sbaglia, ma favorisce, oggettivamente, l’economia delle mafie, del sangue e del lavaggio.

Del resto, a confermarlo ci sono le tante inchieste ed i tantissimi sequestri effettuati negli ultimi decenni a danno dei clan summenzionati. Sequestri che raccontano non solo l’intervento criminale nell’economia classica della città (si veda il caso clamoroso del caffè Gasperini in corso Cavour), ma le trame di interessi tra un’imprenditoria ormai alla canna del gas e un tessuto criminale più vispo che mai. Il rispetto sociale con il quale sono accolti i mafiosi dentro alcune stanze dell’impresa cittadina è dovuto ad un motivo molto serio – che la dice lunga sulla debolezza strutturale del sistema bancario barese: i denari delle mafie fanno gola all’impresa barese. Denari sporchissimi, che hanno accelerato il declino culturale locale quando sono serviti a bruciare il teatro Petruzzelli per mera speculazione politica e privata. Denari che ungono meccanismi di coercizione.

Denari che servono a fare dell’impresa una specie di intrattenimento ludico, mentre altre città viaggiano nell’economia e nella società.

Sono quelle città che ammettono di avere le mafie nella pancia dell’economia e della politica. Allora, tornando ai giovanissimi baresi. Più si dirà loro che il futuro è consumo (menzogna contro la quale Papa Francesco si scaglia ogni punto e minuto), più si favorirà un’educazione incivile che alimenterà i Parisi, gli Strisciuglio e tutti gli altri. In una spirale che ha già stritolato vie commerciali come Via Manzoni e Corso Benedetto Croce, dove la chiusura del commercio e il racket sono quasi sinonimi.

Bari rischia di diventare come Foggia, se non apre gli occhi. Ce lo racconta il numero davvero grande di giovani che da Bari vanno via per non tornare. Baresi che non hanno più voglia di essere circondati da una società giovanile che cresce nell’illusione del consumo, a danno, ovvio, della convivenza civile. Di conseguenza, si sta assecondando il progetto mafioso che favorisce l’imputridimento del capoluogo di regione, se non si interviene subito con misure drastiche, repressive e preventive. Raccontando che non sono i negozi a fare la civiltà, ma il rispetto dei diritti: primo tra tutti, quello alla salute. Diritto che non passa certo attraverso il consumo di stupefacenti tra adolescenti e preadolescenti.

 

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