La retorica sui giovani è il fallimento dei “vecchi”

Sono stanco di ascoltare i soloni della tv, con l’ultimo libro da far conoscere. Dopo aver chiuso la partita con i politici, ormai in molti casi esaltazione del nulla, spingendo di brutto i tasti del telecomando, ora sono costretto a tapparmi le orecchie, fatta qualche eccezione, anche quando parlano filosofi, psicologi e sociologi.

Vengo alla solita diatriba Nord-Sud. Il sociologo Domenico De Masi, titolare di trasformismi politici (fra i suoi amori, quello finito per i 5 Stelle), campano di origine, espone la sua tesi in merito all’esodo dei nostri giovani, destinazione Nord: «Normale: i più intraprendenti e i più preparati vanno via, quelli meno intraprendenti e meno preparati restano».

Normale? La “normalità” di De Masi non la capisco.

Punto primo: Il Sud non può regalare al Nord i migliori, formati con bravura dalle Università e dalle famiglie meridionali. Punto secondo: non è vero che al Sud restano soltanto le scartine. Seguendo la logica di De Masi, con … sana rassegnazione, dovremmo assistere allo svuotamento dei nostri paesi e delle nostre città, tanto così è e basta. In altre parole, Sud da cancellare, Sud che al massimo può restare residenza per i mediocri, una sorta di zona grigia per gente che tira a campare alla men peggio. Che il mondo del lavoro sia diventato globale e che i giovani abbiano l’ambizione di scegliere il loro futuro ci sta. Ma, per carità, non seppelliamo il Sud, tanto non vale un tubo, non regge.

De Masi non dice che il Sud è trascurato da sempre dalla programmazione governativa: non ha le linee ferroviarie veloci del Nord (il sociologo ex campano provasse a presentare i suoi libri in Calabria o scelga di viaggiare in treno da Matera a Bari e viceversa), ha strade di collegamento pessime, ha pochissimi aiuti in agricoltura, ha il dramma dell’ex Ilva. Certo il Sud, di suo, ha politici locali non in grado di imporsi a Roma, ha negligenze, ha ritardi culturali. Però non è il “quasi niente”, fatalmente destinato a morire.

Ha bellezze naturali da sfruttare, ha il turismo in crescita, ha tradizioni, ha fantasia, ha i mezzi di base per una fioritura che attenui il divario dal Nord, bello e bravo. E poi, caro professor De Masi, è assolutamente falso –e mi va di ripeterlo- che al Sud rimangono soltanto i lumaconi poco preparati: ci sono giovani che hanno messo su imprese di successo, che credono nel futuro, che hanno spirito di iniziativa.

Basta con i luoghi comuni che fanno crescere il pessimismo e che incrementano le fughe: il Sud c’è! Guardiamolo con gli occhi giusti e con una visione nazionale seria e non di colore.

 

 

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