Piste ciclabili ben fatte riducono gli incidenti

Sembra un paradosso, ma le città che costruiscono infrastrutture adeguate per i ciclisti urbani contribuiscono ad aumentare la sicurezza stradale anche per tutti gli altri utenti della strada, cioè automobilisti e pedoni. Ebbene sì, le piste ciclabili costruite bene, separate e protette, portano a un minor numero di vittime e a migliori risultati di sicurezza stradale complessivi. Non è una mera sensazione bensì l’esito di uno studio approfondito delle Università del Colorado e del New Mexico, pubblicato a giugno sulla rivista scientifica “Journal of Transport & Health”. Gli specialisti del settore ritengono che si tratti della ricerca più completa sulla sicurezza delle biciclette e della strada compiuta fino ad oggi, che manda in soffitta gran parte dei luoghi comuni su questo argomento. Le infrastrutture per i ciclisti urbani – dalle piste ciclabili protette alla segnaletica adeguata – servono a mitigare gli effetti negativi del traffico. 

Uno studio USA ha rilevato come sia crollato il tasso di mortalità nelle città che hanno infrastrutture a regola d’arte

I ricercatori delle due università statunitensi dicono che la ramificazione di piste ciclabili agisce come un “calmante”, rallentando le automobili e riducendo il numero di incidenti mortali. Ovvero più piste ciclabili protette si costruiscono e meno incidenti stradali si verificano. Durante la ricerca sono stati esaminati i dati relativi al traffico degli ultimi tredici anni in una dozzina di grandi città, tra le quali San Francisco, Denver, Chicago, Dallas, Portland, Kansas City. Ebbene, nel periodo e nelle località presi in esame c’è stato un aumento del 51 per cento di ciclisti urbani, con un raddoppio annuo del numero di piste ciclabili protette. A Portland (Oregon), ad esempio, il tasso di mortalità su strada è diminuito del 75%. Con le piste ciclabili aggiunte, il tasso di incidenti mortali è calato a Seattle (-60,6%), a San Francisco (-49,3%), a Denver (-40,3%) e a Chicago (-38,2%). I risultati dello studio sembrano inequivocabili.  Le città diventano più sicure dal punto di vista del traffico non perché aumenta il numero di ciclisti urbani bensì perché si moltiplicano le infrastrutture ciclabili, che hanno il potere di “calmierare” la mobilità su strada. Questo studio potrebbe essere uno spunto di riflessione per chi governa le città. Ad esempio, chiunque vada in bicicletta a Bari sa che ogni giorno deve affrontare una roulette russa, tra mancanza di piste ciclabili (o piste costruite senza criterio), buche, manutenzione inesistente, scarsa educazione stradale da parte degli automobilisti e di molti ciclisti. Il 22 maggio scorso ha rischiato la pelle uno “storico” ciclista urbano barese, Beppe Morelli, che ha denunciato la sua disavventura (e le fratture subite nell’incidente) sulla pista del lungomare via Vittorio Veneto. Le cause? Carenza di segnaletica verticale e orizzontale, assenza di linee d’arresto sul selciato, semafori mal funzionanti, manto stradale in pessime condizioni, vegetazione che ostacola il passaggio in bici. Più infrastrutture e meno demagogia. Ce lo dicono pure gli studi scientifici.

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