Popolare Bari, un problema... subacqueo

Quella della Banca Popolare è una storia come tante. Almeno così sostengono coloro per i quali vale il detto “mal comune mezzo gaudio” o vale una sorta di filosofia di vita che finisce con il solito “è così dappertutto”.

Come si vede nei casi appena citati non si tratta di soluzioni, ma di... rassegnazioni. L’incapacità di analizzare, capire e generare soluzioni si rifugia nell’idea che è già accaduto e che altre comunità ci sono passate.

In realtà il numero delle comunità che non ci sono passate è assai più alto, ma per i più questo non conta. Non conta, per alcuni, rifarsi a modelli virtuosi in cui le banche continuano a fare quello che la Banca Popolare di Bari ha fatto per alcuni decenni: garantire la crescita e il supporto al territorio, alle imprese e alle famiglie. 

L’inchiesta è in corso e l’arresto di Marco e Gianluca Jacobini, ha scosso molti ambienti cittadini. La caduta degli dei hanno detto in tanti, utilizzando un’immagine obsoleta e scontata. Secondo l’accusa erano alla guida di un comitato che ha letteralmente fatto carte false per quadrare i conti messi in affanno da operazioni spericolate di vario genere e, tra queste, quella di sostenere gruppi e persone per ragioni del tutto estranee a quelle che garantiscono solidità e investimenti. 

In tanti puntano l’indice anche contro Banca d’Italia per l’omessa vigilanza, ma attenzione a non confondere l’autore di eventuali misfatti (l’inchiesta è in corso) con chi avrebbe dovuto stroncarli sul nascere. In entrambi i casi si tratta di responsabilità importanti, ma hanno pesi diversi. 

L’interrogativo che anche l’inchiesta giudiziaria potrebbe contribuire a risolvere è: che è successo nella banca più radicata di Puglia? Perché una banca per lungo tempo affidabile e vicina agli interessi del territorio tradisce la propria identità e danneggia chi le aveva affidato le proprie risorse?

È una domanda complessa. Conti, bilanci, debiti diventano così l’esito di un processo degenerativo. I numeri assumono le forme della punta dell’iceberg che si poggia su un macigno costituito da una “nuova” visione del ruolo della banca capace di alimentare interessi e di tessere legami.

Per questo l’inchiesta lascia con il fiato sospeso. Per questo vanno comprese fino in fondo dinamiche che hanno portato l’istituto a sostenere alcuni attori del mondo dell’informazione che con zelo, quando già i conti vacillavano, hanno diffuso l’immagine di una banca solida e attenta, che invece sosteneva aziende e imprenditori decotti.

Alla fine, il gigante dai piedi d’argilla è imploso (come sempre accade in questi casi). Tuttavia, molto resta da capire sui percorsi di quella che assomiglia sempre più a una oligarchia economico-finanziaria-informativa. 

Una miscela esplosiva non solo per il danno diretto (e questo è già ampiamente acquisito) per gli azionisti, ma più in generale per il nostro territorio.

Che la Banca Popolare di Bari sia fortemente radicata è fuor di discussione ed è proprio questo che rende peggiore il male. Perché risorse destinate in modo “allegro” a chi non le meritava, sono state sottratte a chi chiedeva supporto per realizzare un’idea, ampliare un’azienda, assumere persone, esplorare mercati. 

A perdere in questa partita sono sì gli azionisti, ma è beffato anche l’intero territorio, cui sono state negate opportunità di sviluppo. Non è cosa di poco conto se solo si ha una visione sistemica della crescita e del ruolo che le “popolari” hanno a sostegno della piccola e media impresa. 

Il che accresce l’amarezza nel vedere i riflettori della Procura accesi su una banca che da orgoglio di baresi e di pugliesi è diventata una loro vergogna.

Il silenzio della politica oggi è eloquente. Quella stessa politica che (insieme ad alcuni organi di informazione) ha sostenuto che la crisi di BPB fosse uguale a quella di tante altre aziende. 

Il problema, alla prova dei fatti, è... subacqueo. Bisognerà capire fin dove arriverà l’inchiesta: se si intenderà esplorare la parte sommersa dell’iceberg o fermarsi alla punta. Buona immersione.


Scrivi all'autore