Predicare bene razzolare male, i luoghi comuni non ci aiutano

Ho paura dei luoghi comuni, specie in questi giorni della “ripartenza prudente”. Dai politici ai virologi, dagli opinion-leader della tv ai tarantolati dei social, tutti predicano sul come cambieremo in meglio, sul come diventeremo virtuosi, sul come rispetteremo l’ambiente, sul come aiuteremo gli ultimi, sul come diventeremo improvvisamente beati e santi. Addirittura si sono espressi anche i patiti del pallone, presentandolo come antidepressivo: «Il calcio può ridarci l’allegria».

Luoghi comuni. La verità è che difficilmente cambieremo perché l’uomo predica bene e razzola male da quando è apparso sulla terra: dai tempi di Adamo ed Eva non è mai cambiato. Si pente, ma poi ritorna a peccare, per pentirsi di nuovo e via discorrendo.

Alcuni piccoli esempi? Bottiglie di birre lasciate qua e là, rifiuti buttati sulla strada, le forze dell’ordine viste come avversarie. Ordinarie ricadute anche in Puglia, anche a Bari, con il trionfo dell’egoismo, senza avere mai uno sguardo alla comunità che soffre, alle piccole aziende che rischiano la chiusura, al negozio sotto casa che già ha chiuso. Ecco, io lascerei le utopie nel libro dei sogni e punterei su un’agenda modesta: piccoli propositi, a portata di noi umani pieni di difetti.

Partirei proprio dai negozi sotto casa, dimenticati a vantaggio degli ipermercati, dove si vende tutto. Sarebbe un recupero del dialogo, della conoscenza, del rapporto diretto con il titolare-amico. Non è forse gratificante sentirsi dire «Signor Franco, oggi ho il prosciutto che piace a lei. Le taglio due etti?». Passare dal “macro” al “micro” non sarebbe il passo del gambero, bensì costituirebbe anche il principio di una sana distribuzione delle risorse economiche.

E poi si potrebbe rivedere il comparto agricolo, con incentivi seri, messi in atto per attivare la cooperazione e la filiera corta. La crisi post Covid 19 sarà enorme e la “sanificazione” della terra potrebbe essere una delle vie da percorrere per la rinascita: frutta, verdura, valorizzazione ulteriore dei nostri vini, nascita di nuove aziende per la per la produzione di marmellate e succhi. Insomma, aiuti dall’alto, ma nello stesso tempo grande volontà dal basso.

Volontà anche da far pesare nel settore turistico-vacanziero, dove per rimediare agli ingenti danni della stagione corta e limitata, bisognerà trovare la formula per un’offerta che attiri negli altri mesi dell’anno. Finora in questo senso abbiamo “bucato”, ma non è mai troppo tardi per cominciare, proponendo un pacchetto più vario, aggiungendo al mare e ai trulli, la valorizzazione dei musei e l’arricchimento degli eventi culturali.

Scrivi all'autore