Promuovere le scuole? Siamo in... alto mare

Qui si mangia, si beve e si balla…». Nel mese di iscrizione, per promuovere le scuole e battere la concorrenza, succede di tutto: spot di vario genere, dove chi offre un percorso di studi fa concorrenza alle aziende che devono vendere detersivi, salumi o auto. 

A mo’ di esempio, ecco un pacchetto-civetta: «Un viaggio per due: studente e accompagnatore, partenza da Civitavecchia e destinazione Barcellona, per una minicrociera di quattro giorni. Due giorni di navigazione, con laboratori didattici e momenti culturali, due pernottamenti gratis nella città spagnola». 

È la lotteria organizzata dall’istituto tecnico Euclide Caracciolo di Bari, Polivalente del quartiere Japigia. Chi vince ha due biglietti: uno per lo studente, l’altro per il genitore (o l’accompagnatore).

La preside Giovanna De Giglio, evidentemente esperta in marketing, è convinta della sua scelta: «Tutte le scuole investono in pubblicità, magari con spot al cinema o gadget da distribuire. Noi abbiamo pensato a un’iniziativa più consona ai nostri futuri studenti, che possono scegliere fra gli indirizzi Nautico e Aeronautico. Abbiamo pensato alla minicrociera perché non si tratta di un comune viaggio turistico, perché gli studenti, a bordo della nave possono accedere alla sala macchine e partecipare ai laboratori organizzati all’azienda».

Sarà… Può anche darsi che la lotteria della preside De Giglio sia una trovata geniale, tale da portare all’Euclide Caracciolo un esercito di ragazzi, ma resta il metodo da Fiera della superficialità e dell’apparenza, al solo scopo di salvaguardare il posto di lavoro e il mantenimento dell’organico: il futuro dello studente è l’ultimo obiettivo a cui si guarda. Suggerire l’indirizzo scolastico non è un’operazione semplice. Si tratta di preparare un cantiere in grado di dare “competenze”. Condividiamo il parere di Trifone Gargano, un docente che lavora sul campo, mettendo sempre in primo piano il “suo alunno”, lasciando da parte slogan e vuotaggini: «Gli studi superiori prefigurano un modello di vita lavorativa e umana… Si tratta di scelte anche rischiose che coinvolgono e mettono in gioco le dimensioni più profonde e nascoste dell’io dei nostri studenti,  di scelte che determinano le dimensioni di quel “saper essere” faticosamente costruito, giorno dopo giorno, pur sapendo che, molte volte, la vita vera impone a ciascuno di noi continue manutenzioni, continui ri-aggiustamenti, proprio nell’ottica della formazione permanente e continua. Ebbene, dinanzi a tutto ciò, assistiamo, invece, alla chiassosa ricerca spasmodica e selvaggia del cliente». 

Vero. Le scuole non possono e non devono vendere fumo, sulla pelle delle nostre figlie e dei nostri figli, prendendo per i fondelli con indirizzi di studio che non esistono nemmeno nel novero ufficiale del Ministero. La scuola ritorni (o diventi finalmente), Scuola con la S maiuscola.

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