Quest’Italia “verde” soltanto a parole

Dispiace che l’Italia non sia come la Germania, ove i Verdi cominciano a contare e molto. Qui sono una forza irrilevante, ma ciò non significa che non abbiano intuizioni valide.

Sull’ILVA ad esempio le hanno: soprattutto allorché hanno compreso (a differenza della quasi totalità delle altre forze politiche, di “destra” e di “sinistra”) che vi sono momenti in cui una Repubblica si salva se ha il coraggio di quella che un grande come Joseph Schumpeter definì “distruzione creativa”. Distruggere per creare cose nuove. Il problema è che per questo economista austriaco (e anche per Karl Marx) la distruzione incessante fondata su processi di innovazione è un fenomeno quasi spontaneo dell’assetto capitalistico dell’economia.

In Italia, purtroppo, assistiamo invece ad una economia ingessata, corporativizzata, ove pochi hanno la volontà e la capacità o anche la visione lunga per innovare.

Tutto ciò favorisce la stagnazione ed è un potente ausilio ai conati recessivi. Una situazione abnorme, controtendenziale rispetto a ciò che accade nel mondo o perlomeno delle plaghe più vivaci del nostro pianeta.

Apprendo infatti di esperimenti che potrebbero apparire fantascientifici ma invece sono in atto: in Florida si è fatto decollare un drone solo con la forza del pensiero, basta inserire nel cervello chip indolori e quasi invisibili. Finora l’uso del pensiero era di nostra conoscenza solo nella letteratura sullo spiritismo e l’illusionismo, nella vasta “aneddotica” sulla levitazione dei corpi ad esempio, che riguarda anche la fisica, dato che un magnete può levitare su un superconduttore adeguatamente trattato.

Di fronte a queste frontiere esaltanti, c’è chi s’inventa idee bizzarre che, semmai, ci avvicinano ai cinesi. In Cina, infatti, un paese già comunista ma ora non più però pur sempre organizzato in forme dittatoriali, è stato un gioco da ragazzi spostare senza possibilità di proteste due milioni di persone per fare posto ad una grande diga (mi riferisco alla diga delle tre gole, sul Fiume Azzurro, provincia di Hubei): in fondo, voler “delocalizzare” gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto perché c’è una obsoleta fabbrica dei veleni addossata, piuttosto che chiudere quella fabbrica e consentire agli abitanti di Tamburi di rivivere, è una proposta poco ricevibile, non molto diversa da ciò che fanno i cinesi!

L’infrastruttura politica e perfino squarci di quella intellettuale non sanno andare oltre la sacralità dell’acciaio, fino a concepire “morbide” deportazioni? Lascia un po’ sgomenti.

Tornando ai Verdi, per l’ILVA fanno proposte sensate. Anzitutto favorire il pensionamento anticipato di alcune migliaia di lavoratori, reimpiegare altre migliaia nelle bonifiche ma anche istituire una zona “no tax” e investire massicciamente in direzioni alternative. L’area ILVA invece, una volta bonificata, trasformiamola in un grande ecomuseo dell’industrialismo novecentesco.


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