Questi nostri politici così “pieni” di parole vuote

Ascoltando le canzoni di Fabrizio De André, poeta autentico, con testi ricchi di contenuto e di vera umanità, mi è venuto spontaneo l’accostamento ai politici di oggi, alla vacuità delle loro parole: slogan, annunci senza nesso, promesse basate sul niente, zero rispetto per le persone, per i giovani senza lavoro, per gli ammalati che devono aspettare mesi per un esame diagnostico.

Cosa c’entrano i politici con De André? È un volo pindarico? No. Semplicemente dice molto sulla decadenza generale di oggi, che invade molti campi. L’Italia va a rotoli e noi rimediamo con gli show dei parolai: Venezia invasa dall’acqua, il Mose è un fantasma? Matera danneggiata? Il dramma dell’ex Ilva? La sanità carente al Sud?

«Faremo, risolveremo, c’è un piano strategico…». Quando? Come? Con quali provvedimenti? Non è dato sapere. Nei giorni scorsi, ho seguito con attenzione le “parole” sui giornali e in tv («La politica non c’è più, sono rimaste le parole, sono rimasti i gesti plateali che devono colpire il cittadino confuso», ha detto Rizzo, vecchio comunista che rispetto, perché ha il pregio della coerenza, non avendo mai cambiato bandiera).

Ho seguito soprattutto il presidente del Consiglio Conte e il ministro Speranza, a proposito di Taranto. Conte ha messo la faccia, si è fatto largo tra i dipendenti dell’ex Ilva e tra i tarantini in ambasce per la loro salute. Ma ha candidamente ammesso di non avere strategie, che è pronto ad ascoltare, che bla-bla-bla… Tradotto: niente.

Più incisivo Speranza, intervistato dal collega Michele Cozzi sul Corriere del Mezzogiorno: «Non permetteremo mai la chiusura delle acciaierie di Taranto… La produzione può essere compatibile con l’ambiente… Abbiamo intenzione di rafforzare i presidi sanitari sul territorio… Il Sud? I viaggi della speranza al Nord, i tempi di attesa per gli esami? Abbiamo previsto un piano di contrasto alla mobilità sanitaria… Dobbiamo investire sul settore nel Mezzogiorno, valorizzando le tante eccellenze che già ci sono e intervenendo con fermezza dove ci sono inefficienze. Stiamo cercando le soluzioni per voltare pagina…».

Dobbiamo, stiamo” sono espressioni vaganti. Il caso-Taranto e il problema-salute nel Sud hanno bisogno di azioni, accompagnate dal silenzio o da parole-parole come quelle dei testi di De André.

Il ministro Speranza è un meridionale, di quella Basilicata che si sta spopolando. Almeno lui abbia esatta cognizione di una realtà in rosso. Sempre più in rosso. E tutto il Governo si faccia carico di un altro problema del Sud, quello di un’agricoltura che, a parte qualche eccezione, sta morendo, non potendo, fra l’altro, difendere i propri prodotti per la concorrenza spessa illecita che arriva dall’Egitto, dalla Spagna e da altre nazioni. Una volta avevamo sempre la nostra frutta e i nostri legumi…


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