Sanità pugliese più sostanza e meno forma

Se bastassero progetti e relative conferenze stampa di presentazione, questa nostra benedetta regione non avrebbe eguali. Siamo il tempio delle promesse nell’impero delle parole. E così di giorno in giorno, viviamo tra resoconti di fedeli sacerdoti  e arringhe di chi alimenta l’opinione pubblica con libri dei sogni sempre più spesso corredati da “render”.

Cosa siano i render (per i pochi che ancora non lo sanno) è presto detto: è un disegno che ci “rende” l’immagine di un qualcosa che è stato progettato e, presumibilmente, dovrà essere realizzato.

In questo senso (e ormai da qualche decennio) la “politica” ha anticipato le esperienze di realtà aumentata che ci offre la rivoluzione digitale. Gli amministratori fanno leva sull’immaginazione degli amministrati, somministrando progetti e disegni che fanno leva sul bisogno che ognuno di noi ha per voler vivere in un posto migliore e con servizi adeguati.

Purtroppo, alla resa dei conti forma e sostanza presentano un saldo negativo, perché come abbiamo già più volte detto l’illusione è solo l’anticamera della delusione.

Prendete il nuovo progetto del Policlinico. Verde, navette, bike sharing, teatro all’aperto, zone dedicate al parcheggio: ma chi non vorrebbe un posto così anche se stiamo parlando di un ospedale e non di un parco a tema?

Il vero scarto è tra desiderio e realtà. Il Policlinico è da sempre un luogo dei sogni. In 40 anni le promesse si sono sprecate e sempre (sempre) hanno riguardato la soluzione alberghiera. È un male? No, non lo è. Ma se per una volta piuttosto che parlarci di “forma” si parlasse (anche) di sostanza di certo non ci offenderemmo.

Se qualcuno ci parlasse di come intende mettere ordine nei tanti reparti che non hanno primari e sono teatro di penosi conflitti tra chi aspira a occupare quella posizione non ci dispiacerebbe.

Se qualcuno dicesse la verità ai cittadini sui tempi delle liste d’attesa e del sistema per abbatterle, evitando di consegnare i pazienti a una sanità privata che dissangua chi non può permetterselo, di certo non susciterebbe il nostro rammarico.

Se si favorisse un sistema capace di innescare un meccanismo virtuoso per valorizzare le professionalità, senza dover passare sotto il gioco dell’appartenenza politica, sicuramente non si provocherebbe il nostro rincrescimento.

Intendiamoci, è fuori di discussione che entrare in una struttura a cinque stelle fa molto più piacere che sostare in una stamberga.

Tuttavia, il punto fondamentale resta che in ospedale si va per curarsi e che i fattori fondamentale sono: l’esattezza della diagnosi, l’accuratezza della terapia, i tempi della degenza, la scrupolosità del personale medico e paramedico, la capacità di rispondere sul territorio con soluzioni che evitino gli inesauribili “viaggi della speranza”.

Come dire che, senza trascurare la “forma”, dovremmo far prevalere la “sostanza”. E non ci dispiacerebbe (per nulla) se il presidente Emiliano (con il suo staff) si affacciasse (senza farsi annunciare) una sera qualsiasi dalle parti del pronto soccorso dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII. Nutriamo la speranza che possa essere per lui (e per i suoi) un’esperienza... folgorante. Vedere mamme e papà impegnati in attese estenuanti, supplicando un intervento o una rassicurazione è un’esperienza toccante.

Lo è anche per quel personale mandato a operare in quella “trincea” e che lavora con encomiabile dedizione, ma con una penuria organizzativa (personale e mezzi) da Terzo Mondo.

Eppure, lì si tace, perché il bene dei bimbi è capace di ricacciare in gola il moto di rabbia che sale prepotentemente davanti a tanta inefficienza.

Fanno sorridere le vetrofanie con le rondinelle spuntate sulla nuova recinzione. Favoriscono una buona percezione. Così come fa il nuovo pronto soccorso del Policlinico. Peccato che accada che a un marito con la moglie sanguinante per una minaccia di aborto qualcuno dica quasi con aria di rimprovero: “Ma voi siete venuti nell’orario del cambio di turno...”.

Ecco, magari ci vorrebbe qualche monitor full HD in meno e qualche corso in più per reclutare e qualificare il personale.

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