Stimolare l’impresa? Non è poi così difficile

Chi si preoccupa dei lavoratori a nero in città? Ve ne sono nei lidi cittadini (ed alcuni sono stati scovati e i datori di lavoro sanzionati), ma ve ne sono a decine, forse centinaia nei negozi e nei bar del centro come degli altri quartieri, nei tanti cantieri aperti, nelle pizzerie e nei pub. Ora, il lavoro nero è un fenomeno endemico a Bari. Su questa forma assidua e continua di sfruttamento si sono fondate e si fondano grandi ricchezze di rapina: quelle di tanta borghesia snob che non ama i diritti degli altri, figuriamoci i doveri propri. Questa ricchezza deve essere redistribuita e il maltolto sottratto e consegnato allo Stato. Come? Con un patto antievasione e con qualche denuncia in più. Un patto antievasione consente di recuperare qualche soldo. Le denunce di rimettere in moto il motore della legalità. Per ridistribuire la ricchezza, poi, diventa necessario investire il denaro recuperato in servizi per i cittadini che meno hanno. Servizi nei quartieri dove abitano le commesse e i muratori. Servizi per i loro figli: come il tempo pieno (questo sconosciuto a Bari), le palestre pubbliche, gli spazi verdi attrezzati (non quei miserabili fazzoletti di terra spacciati per giardini). Questo solo per iniziare. Perché Bari, che è una città tutto sommato povera e sporca, mantiene ricchezza in quegli strati sociali che meno degli altri producono. 

Bari continua a dipendere dal cemento, ma non guadagna popolazione a causa delle condizioni di vivibilità. Bisogna invertire la rotta

Finita l’era dei grandi investimenti, è arrivato il momento di rimettere in moto l’economia dal basso. Dal momento che non lo faranno le banche, perché quelle baresi sono solida quanto un castello di sabbia sulla battigia battuta dal maestrale, è giusto che lo faccia il Comune, con l’ausilio della Regione. Investimenti di stimolo a produrre impresa, come avviene nelle città che hanno un bel Pil, un buon odore e un sano comportamento. Stimolare la produttività con abbattimenti fiscali, con nuovi spazi per il coworking, con qualche ricercatore messo al servizio delle imprese. Una produttività sostenibile ed innovativa, ovvio, ma che produca lavoro. Non ci vuole tanto, e questo eviterebbe di dover ancora dipendere dalla volontà dei cementificatori: di quei palazzinari che continuano ad aprire cantieri in una città che non guadagna e non guadagnerà popolazione (dal momento che vi si vive male, come raccontano le utili classifiche del Sole24Ore). La vivibilità e la civiltà si costruiscono con lentezza, ma bisogna pur iniziare. E si cominci, allora, dallo stimolo a rimettere in moto l’economia sottraendo le ricchezze rapinate dagli evasori fiscali, dagli sfruttatori, dai ceti parassitari cittadini. Ceti che rappresentano soltanto se stessi: un vampiresco cimitero di opportunità.


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