Torna il Papa a Bari per grazia ricevuta

Di tanto in tanto in questa nostra benedetta città piove un regalo. Talvolta dal Governo, talvolta dal Vaticano. E così Bari si ritrova al centro dell’attenzione generale (anche internazionale) per qualche ora, per qualche giorno. Poi torna sonnecchiante ad avvitarsi nella logica autoreferenziale, con i soliti stereotipi e le sue icone trash che esportano la nostra immagine e la nostra identità peggiore.

Per una volta sorvoliamo dal sottolinearle e proviamo a capire cosa c’è di buono per liberarci dalla zavorra dell’ineleganza.

Un elemento, preliminarmente, va sottolineato: abbiamo un ruolo passivo (di mera ospitalità per lo più) nei grandi eventi organizzati e catapultati da altri, ma assumiamo un ruolo più che attivo nel promuovere i modelli più beceri (manteniamo fede alla promessa e, per questa volta, neanche li citiamo).

Eppure, Bari è una città fortunata. È la città più ad Est nel Mediterraneo. Non è merito nostro, ma questo fa dei nostri luoghi una sorta di avamposto in un’area strategica.

È con questa visione che si è connotata la Fiera del Levante negli anni in cui svolgeva la sua missione ad alti livelli. Non è più così da tempo, purtroppo.

Bari è la città di San Nicola, un patrimonio enorme nella relazione con alcune grandi aree geografiche e religiose del pianeta, ma “sfruttato” sempre per operazioni di piccolo cabotaggio, senza quel respiro internazionale che potrebbe (e dovrebbe) avere. 

Mediterraneo e San Nicola, un binomio straordinario se solo si riuscisse a varcare il recinto dei luoghi comuni e delle liturgie (non c’è riferimento a quelle religiose, intendiamoci) che trovano il loro unico sbocco in un codice linguistico scontato, opaco, affannato e appannato.

Dovremmo essere capaci di dare più concretezza a questa nostra posizione nel Mediterraneo, favorendo un’internazionalizzazione culturale capace di richiamare le attenzioni transfrontaliere.

Le Università fanno le loro cose (alcune di alto profilo), lo sport altre, l’Istituto agronomico Mediterraneo è un punto di riferimento, tanto imponente fuori quanto misconosciuto dalle nostre parti.

Alcune nostre aziende-industrie forniscono o si riforniscono in modo significativo da quei mercati.

E altro ancora si potrebbe dire. Tuttavia, l’unico elemento che emerge è che esiste una frammentazione desolante. Un’ostinazione e una perseveranza folle nel non integrare opportunità, conoscenze e relazioni. Al di la delle sciocchezze linguistiche (piattaforma del Mediterraneo, porta d’Oriente...) non c’è nulla di concreto. Qualcuno fa la sua parte, ma in perfetto isolamento. Così è. La Fiera declina al punto di celebrare le nuove presenze straniere persino quando si aprono un paio di stand che vendono tappeti e sciarpe di discutibile qualità. Ma non è solo colpa di quel management in realtà, ma dell’idea “roccaforte” dell’ente-azienda-associazione assai diffusa in città.

Che si fa? Lanciamo un’idea nella piena consapevolezza che sarà ignorata. Non è forse il caso di pensare a una “Mediterranean commission” con l’obiettivo di promuovere iniziative culturali, sportive, scientifiche, agroalimentari? Una commissione trasversale (sul modello già nato in altre città italiane ed europee) in cui professionalità ed enti diversi si sostengono e sostengono iniziative di respiro nazionale e internazionale.

Università, Comune, commercianti, albergatori, industriali disposti a investire in una struttura snella e, soprattutto, affidata a persone competenti, con la giusta distanza dalla politica e con deleghe che ne garantiscano autonomia e tempestività d’azione.

Da qualche parte lo chiamano “sistema” ed è l’antitesi del... giardinetto che ognuno coltiva nel proprio recinto. Un giardinetto che si inaridisce perché l’offerta sempre meno va incontro alla complessità della domanda.

Dobbiamo essere grati al Papa, ai presidenti del Consiglio e a chiunque altro, di tanto in tanto, si ricorda della nostra città e ci regala un po’ di polvere di stelle.

Paradossalmente, alla prova dei fatti, c’è chi valuta meglio di noi il valore simbolico della nostra città. Noi dovremmo dare concretezza propositiva e organizzativa per fare di Bari una città di grandi eventi per almeno 3-4 volte l’anno, spaziando in ogni campo della conoscenza e dell’intrattenimento. Altrimenti dovremo solo continuare a ringraziare per la... grazia ricevuta.

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