Una piantagione di opportunità andata in fumo

Ciò che è accaduto per il Piano di Sviluppo Rurale in Puglia può essere definito in un solo modo: scempio. Il collega Pino Ricco, nelle pagine che seguono, ce lo descrive con una dovizia di particolari che suscitano indignazione e dolore. Centoquarantadue milioni in fumo, una cifra enorme per un settore vitale dell’economia regionale. Quel settore per cui si sprecano tante parole per rivendicare l’identità della nostra regione e per segnalare un ritorno delle giovani generazioni. Chiacchiere.

La Puglia in questa vicenda ha uno dei suoi tanti record negativi: è l’unica in Italia ad aver fallito l’obiettivo.

Tra burocrazia, litigiosità e mancata capacità di programmazione si è affermato il...modello pugliese.

Emiliano parla di una possibile deroga dell’Unione Europea. I tecnici lo smentiscono e incentivare l’illusione piuttosto che i progetti è un altro dei delitti più tipici di casa nostra.

In una comunità seria un evento di questo genere avrebbe le proporzioni di un autentico scandalo, ma da noi non sarà così. Non lo sarà perché nella società degli urlatori distinguere le cose serie dalle banalità strumentali è diventata un’impresa ardua.

A parte qualche dichiarazione di circostanza e qualche modesto articolo di cronaca, questa storia sembra destinata a finire presto nel dimenticatoio. 

Eppure, si tratta di una delle tante vicende che dovrebbe imporci di riflettere su quanto è stato combinato. Ma riflettere è ormai un esercizio faticoso. Meglio far finta di credere in una deroga che non verrà e, soprattutto, meglio trastullarsi con la prossima dichiarazione a “tutela dello sviluppo della Puglia”.

I 142 milioni? Andati, persi, svaniti. Potremmo dire che si tratta di una piantagione andata in fumo per l’incompetenza e le divisioni, ma servirebbe a poco. Immersi come siamo nella giungla dei media che tutto spezzettano per darci frammenti di verità (o di falsità) si è perso lo sguardo d’insieme. Ci manca quella visione sistemica in grado di dare spiegazioni esaustive e articolate dei fenomeni, delle loro cause e delle loro conseguenze. 

La politica procede per slogan e bugie. I primi hanno gioco facile sul dilagante anafalbetismo funzionale. Uno slogan è semplice, comprensibile, immediato. Non richiede alcuno sforzo. Le seconde hanno aspetti psicologici. Uno studioso americano, Robert Feldman (University of Massachusetts), ha spiegato che non siamo portati a diffidare di quelle bugie che ci gratificano o ci confortano. 

Il meccanismo può apparire persino banale, ma è di micidiale efficacia. Come dire che piuttosto che indignarci per ciò che abbiamo perso (142 milioni) preferiamo sperare in una deroga che non arriverà. E così, di promessa in promessa, di bugia in bugia, il territorio si impoverisce, i nostri ragazzi fuggono e continuiamo a inseguire slogan e chiacchiere.

Questa vicenda è in realtà, come abbiamo detto, un autentico scempio. Avviene in un settore in cui si continuano a segnalare primati quantitativi (olio e vino), ma si trascura tutto ciò che riguarda il posizionamento dei nostri brand e gli aspetti qualitativi della produzione. Non c’è una strategia complessiva che dia “carattere” alle nostre produzioni che hanno tutte le carte in regola per primeggiare in ogni mercato.

Lo scempio dei fondi persi si afferma in uno scenario che da anni ha esportato l’immagine dell’agricoltura pugliese in tutto il mondo con il batterio della Xylella. Un altro capolavoro che nonostante le sue devastazioni, alla fine dei conti, si trascina in un mare di chiacchiere e di contraddizioni senza colpo ferire. 

È così che vanno le cose dalle nostre parti. Perdiamo soldi, ma guadagniamo false promesse. I media si appassionano per le primarie, invece di riflettere sullo stato in cui versa la Puglia al netto di tagli di nastri e conferenze stampa. 

La dittatura delle favolette ha avuto gioco facile sulla democrazia delle analisi. La prima, alla prova dei fatti, ci affascina, ci ruba poco tempo, non ci affatica e ci conduce al... sonno. Il problema sarà il risveglio.

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