Viva i buonisti: antidoto contro le carogne

La tendenza del momento è l’incarognimento. Fino a qualche tempo fa si aveva qualche remora a fare e dire cattiverie, ad esprimersi con veemenza e volgarità, ad accanirsi contro i più deboli. Oggi si incassano insulti anche se si fa un piccolo gesto di educazione civica e stradale, come fermarsi con l’auto per fare attraversare i pedoni sulle strisce e quando il semaforo è verde. Si scatenano i clacson, si aprono i finestrini per dar fiato alla trivialità, cominciano gli slalom per aggirarti e travolgere i passanti. Cogli addirittura stupore e diffidenza negli occhi dei pedoni quando rallenti per farli passare, quasi temano la fregatura, lo scherzo stupido, l’accelerare all’ultimo momento giusto per spaventarli. 

L’incarognimento è generalizzato e trasversale, da nord a sud, da est a ovest. Se dai la monetina all’immigrato davanti al supermercato senti intorno a te i lazzi degli astanti, il “negro” pronunciato a mezza voce. Adesso c’è pure il coronavirus a dar forza alla cattiveria. Nel mirino dei razzisti entrano pure i cinesi. Gli sciacalli hanno sempre bisogno di untori a cui dare la caccia, e se non hai mai studiato Manzoni, puoi sempre ripassare Caparezza: “dagli all’untore! Il mio trip al momento è un unguento sanguinolento che stendo su pareti di cemento che intendo elevare a monumento alla stupidità”. 

L’incarognimento è stato sdoganato dalla politica dell’odio, da chi per raccattare voti aizza gli animi, parla al colon retto del paese, semina razzismo e zizzania, approfitta del balbettio di chi dovrebbe governare e invece litiga sul nulla, irride la bontà e incita la feccia dei social network al grido di “dagli al buonista!”. 

Per fortuna c’è il Presidente della Repubblica a ricordarci che non tutto è perduto. “Talvolta leggo e ascolto alcune considerazioni piene di ironia nei confronti dei cosiddetti ‘buoni sentimenti’, ha detto Sergio Mattarella, e va forse ripetuto, con chiarezza - con garbo ma con chiarezza - che preoccuparsi del bene comune, preoccuparsi degli altri, non è un’espressione buonista, da libro ‘Cuore’. È piuttosto l’esser consapevoli che la convivenza è questione comune, perché la solidarietà consente al Paese di crescere e progredire”. 

Il 17 febbraio scorso il Presidente ha premiato con onorificenze al merito 31 cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel soccorso, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità, per le attività in favore della coesione sociale, dell’integrazione, della ricerca e della tutela dell’ambiente. 

“So che molti di voi hanno manifestato sorpresa quando hanno avuto la notizia di questi riconoscimenti - ha detto Mattarella durante la cerimonia al Quirinale -, e lo capisco. Non mi sorprende perché pensavate, e pensate, di aver fatto semplicemente quel che vi appariva giusto nelle circostanze che si sono presentate o negli eventi che avete attraversato”. 

Il Presidente Mattarella ha ricordato che al Quirinale arrivano molte lettere di persone che segnalano casi di comportamento virtuoso: “Non sono persone che candidano loro stessi, ma indicano altri che meriterebbero riconoscimenti”. Viva i “buonisti”, speriamo che si moltiplichino. 


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